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Cosa sono, a che servono, come funzionano e come ci cambiano la vita

Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

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Informazione e comunicazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

             

 

 

 

           

  In questa pagina 

Viviamo davvero nell'età e nella società dell'"informazione"?

La parola "informazione"

Il concetto di "informazione"

Informazione e comunicazione

La teoria dell'informazione o, meglio, della comunicazione 

Misurare l'informazione

Codificare l'informazione

L'informazione in natura

L'informazione come "messaggio"

L'informazione come "dati"

L'informazione nella società

La comunicazione quantitativa e qualitativa 

Le nuove problematiche legate all'informazione

Il monopolizzante controllo dei mezzi di comunicazione di massa

Il "Quarto Potere"

La "P2"

Il culto dell'informazione 

Intelligenza e informazione

Le "idee madre"

Un esempio fra tutti

"Idee" e informazione

"Cultura" e informazione

Le idee "tossiche"

L'ansia da informazione

 

  Approfondimento 

Intelligenze e linguaggi

La rappresentazione delle immagini su Internet

 

  Pagine correlate 

Il telefono e la rete telefonica

Il computer e la rete informatica

La rete telematica

Internet

www – Il World Wide Web

Intelligenza ed apprendimento

A misura d'uomo – Le rivoluzioni ergonomiche

 

Luciano Russo – Una presentazione

 

EMERGENCY - Life Support for Civilian War Victims

 

 

 

CROATIA RELAX - Appartamenti al mare in Istria e Dalmazia

 

EFFEDÌ - Promozioni aziendali e PTO

 

Viviamo davvero nell'età e nella società dell'"informazione"?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La parola "informazione"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Politici, mass media e molti di noi per descrivere la nostra epoca ed il mondo in cui viviamo usano volentieri espressioni non molto accurate, come "età dell'informazione" e "società dell'informazione", in inglese Information Age rispettivamente Information Society, oppure  "età della conoscenza" e "società della conoscenza", in inglese Knowledge Age e Knowledge Society.

 

Si parla di "scienza dell'informazione" o Information Science, e addirittura di "rivoluzione dell'informazione" o Information Revolution...

 

Bene la parola "informazione", di fatto una delle parole più usate e continuamente sotto la luce dei riflettori mediatici, è spessissimo citata senza troppa cautela o considerazione, a volte senza neppure troppa coscienza del suo molteplice significato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il concetto di "informazione"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ed essendo il termine "informazione" uno dei più usati ed abusati oggi, sta diventando una di quelle cosiddette "verità di base", non provabili né negabili, da cui poi partono tutti i nostri castelli di strutture più o meno razionali, più o meno emotive, su cui si costruiscono enormi imperi di "aria fritta".

 

Come concetto "informazione" è portatore di una molteplicità di significati, a seconda di chi lo usi, perché ed in quale contesto - quotidiano, sociale o tecnologico: una "regola", la "comunicazione", un "messaggio", un meccanismo di "controllo", semplicemente dei "dati", un "prestampato" da compilare, un'"istruzione" da eseguire, qualsiasi "stimolo mentale", oppure la "percezione" o la "rappresentazione" di qualcosa, il "significato" di qualcosa, una "matrice" da cui e con cui riprodurre, un "modello" o uno "schema" e molto altro ancora...

 

Solo che la questione è decisamente un'altra: a parte la quantità di informazione di cui si dispone, la domanda più rilevante da porsi sarebbe piuttosto quale sia la sua qualità.

 

L'informazione è anche definibile come la "diversità percettibile" tra due o più elementi e questo può forse aiutarci a creare un po' più di chiarezza nel concetto - ecco tre esempi ed una variante:

 

 

 

 

 

- qui a fianco, due quadrati "grigio chiaro"

(un'affermazione probabile, vera o falsa che sia, non assolutamente provabile, ma neppure confutabile - comunque, giusto per togliere il dubbio, sì effettivamente qui a sinistra ci sono due quadrati incollati e sono dello stesso grigio dello sfondo!);

 

 

 

 

- qui invece un quadrato "grigio medio" ed uno

"grigio scuro" (alquanto meglio questa "informazione" della prima , anche se tutta relativa, dato che "credo" di distinguere molto bene quale sia il quadrato "più chiaro" e quale quello "più scuro");

 

 

 

 

- ma se soltanto sostituissi uno dei quadrati, ad 

esempio quello che avevo chiamato "grigio medio", con uno "ancora più scuro" dell'altro, il quadrato che prima consideravo "scuro" lo percepirei ora come "medio" o comunque "più chiaro" (neppure questa in fondo un'informazione troppo sicura...);

 

 

 

- infine un quadrato "nero" ed uno "bianco"

(massimo contrasto e quindi massima chiarezza, inoltre "bianco" e "nero" sono due valori assoluti, in quanto non esiste un bianco "più bianco" e neppure un nero "più nero", qualunque cosa dicano certe pubblicità televisive!).

 

 

E tutto quanto compreso nel piccolo esperimento sopra lo facciamo attraverso l'uso di e grazie a la nostra "intelligenza", cioè la nostra "capacità di distinguere" presente nella nostra mente e, prima ancora, in tutti nostri sensi.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Informazione e comunicazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una prima "sgrossata" ai concetti:

 

- parlando di "informazione" si vuole principalmente indicare una "comunicazione" uni-direzionale, cioè

senza alcuno scambio

 

- la vera "comunicazione" implica infatti un modello di tipo "un mittente agisce mandando un messaggio

attraverso un canale ad un destinatario il quale viene stimolato ad una re-azione o cosiddetto feed-back verso l'originario mittente", che ora diventa a sua volta destinatario - quindi una vera comunicazione è necessariamente e per definizione bi-direzionale o scambio di informazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

  La teoria dell'informazione o, meglio, della comunicazione
               
 

Una brevissima introduzione a quel settore dell'informatica che definisce le basi teoriche della scienza dell'informazione da cui il modello sopra è tratto.

 

Nel 1948 l'ingegnere e matematico statunitense Claude Elwood Shannon pubblica l'articolo A Mathematical Theory of Communication, cioè "Una teoria matematica della comunicazione", in cui per primo conduce lo studio sistematico dell'informazione e della comunicazione.

 

Questa teoria matematica della comunicazione definisce in pratica gli elementi ed i processi fondamentali della comunicazione cosiddetta "digitale":

 

 

 

 

- il "mittente", in Inglese sender, macchina (ma applicabile anche a "persona") che invia l'informazione

- l'"informazione" o dati di partenza impacchettati in un "messaggio"

- il "trasmettitore", dispositivo che in una macchina codifica i dati rendendoli trasmissibili come segnali

- il "messaggio", in Inglese message, l'informazione così tradotta e trasmessa

- il "canale", in Inglese channel, attraverso il quale si trasmette il messaggio

- il "ricevitore", dispositivo che in una macchina riceve e decodifica il messaggio

- il "destinatario", in Inglese receiver, macchina (ma applicabile anche a "persona") che riceve il messaggio

comprendendone il significato.

 

Nel caso di una comunicazione interpersonale, cioè fra umani, il mittente è anche codificatore e trasmettitore come il destinatario è al tempo stesso ricevitore e decodificatore.

 

Nel caso di comunicazione digitale, cioè fra macchine, come ad esempio due computer, l'informazione ricevuta, cioè il messaggio o "pacchetto di dati interrelati", passa ad un processo di elaborazione e rappresentazione per rendere il messaggio ed i dati in esso contenuti interpretabili da altre macchine ovvero intelleggibili dall'operatore, se alcuno.

 

Il in Inglese cosiddetto "feedback" o "messaggio di ritorno" è la trasmissione di un messaggio da parte del destinatario in risposta a quello ricevuto: nel caso di comunicazione interpersonale chi spedisce il primo messaggio lo fa con un intento o fine, perché "si aspetta" una reazione allo stimolo inviato - nel caso elementare della pubblicità, ad esempio, una casa produttrice di un qualcosa rende noto ad un pubblico ovvero "pubblica" un annuncio al fine di stimolare il potenziale compratore che, influenzato sia coscientemente che a livello subconscio, nella maggior parte dei casi "risponde" allo stimolo con un "adeguato" comportamento, cioè l'acquisto del prodotto, come nel caso di un messaggio politico il potenziale elettore viene stimolato a votare per questo o quel partito, per questo o quel candidato.

 

Al modello sopra va solo aggiunto quello che gli Anglosassoni chiamano "noise", cioè tutti quei "disturbi" o interferenze che nei successivi contesti o ambienti, ad esempio nel canale di trasmissione, possano deformare o indebolire e, quindi, rendere meno chiaro il messaggio.

 

Tale modello estremamente "meccanico" non considera comunque in alcun modo né l'autenticità, né la veridicità, né la rilevanza del messaggio: in altre parole non verifica minimamente che chi o cosa spedisca il messaggio lo faccia usando la propria legittima "identità", che i contenuti del messaggio siano giusti o "veritieri", che il messaggio abbia "importanza" per chi lo riceva - questa è tutta un'altra storia...

 

Nel pionieristico lavoro di Shannon vengono inoltre sviluppati i due concetti di "entropia" e "ridondanza":

 

- la prima, l'entropia, come misura della quantità di "incertezza" in un segnale e la sua minima complessità

possibile, cioè quanto si possa "comprimere" il dato,

 

- mentre la seconda, la ridondanza, come "sovrabbondanza" di informazione, di per se non necessaria ma

utile come riserva.

 

Tutto questo per stabilire quanta e quale parte di un messaggio possa essere eliminata senza provocare una sostanziale perdita di informazione, che lo renderebbe meno o non interpretabile.

 

E la sua teoria si è dimostrata valida non soltanto in informatica...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Misurare l'informazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qualsivoglia tipo di comunicazione comporta una trasmissione o scambio di "informazione": questo avviene attraverso un convenuto "alfabeto" di simboli, generalmente codificati in modo binario, che sia chi trasmette, sia chi riceve associa ai medesimi componenti dell'informazione con una cosiddetta "riduzione di incertezza" a priori sul simbolo trasmesso.

 

Si misura quindi la probabilità di trasmissione di un determinato simbolo e la quantità di informazione associata al simbolo stesso, questa in unità "bit": il valore medio della quantità di informazione alla sorgente viene chiamato "entropia" della sorgente.

 

La velocità di informazione di una sorgente - non la "frequenza" di emissione dei simboli! - è il prodotto dell'entropia dei simboli emessi dalla sorgente per la loro frequenza di emissione, cioè la velocità di segnalazione.

 

Quindi la trasmissione di informazione collegata ad un simbolo codificato dipende dalla probabilità di trasmissione associata a quel simbolo e dalla quantità di informazione alla sorgente calcolata mediamente su tutto l'alfabeto adottato, più specificamente come prodotto tra la probabilità di ciascun simbolo di essere trasmesso ed il suo contenuto informativo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Codificare l'informazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La codifica dell'informazione consiste nel trasformare un'informazione "generica" in una "comprensibile" da un qualsiasi dispositivo oppure che sia adatta alla successiva elaborazione.

 

Il problema di fondo praticamente in tutti i processi di elaborazione dell'informazione è la sua cosiddetta "rappresentazione": l'informazione come ricezione di un messaggio tra tanti possibili messaggi presuppone una definizione, la più esatta possibile, di quale informazione sia rappresenta da ciascuno in un numero finito di simboli affidabili e facilmente distinguibili.

 

Nelle apparecchiature digitali, come ad esempio un "calcolatore elettronico" o computer, "rappresentiamo" l'informazione attraverso due livelli di tensione ovvero la magnetizzazione o demagnetizzazione di dispositivi: l'affidabilità di tali simboli è molto efficiente proprio perché soltanto due - 0 e 1 - corrispondenti a due livelli di tensione, i quali formano la cosiddetta "numerazione binaria".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'informazione in natura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'"informazione" è alla base di tutto ciò che esiste ed esiste da sempre in natura: è utilizzata da tutti gli elementi e da tutti i sistemi che compongono la natura, esseri viventi inclusi e, tra loro, noi umani.

 

Come parte essenziale della natura l'informazione può quindi essere misurata, ma ne abbiamo cominciato a capire la profonda importanza solo nel secolo scorso.

 

L'informazione è semplicemente il contenuto decifrabile di un "messaggio" dato o ricevuto, non necessariamente uno scambio, né altrettanto necessariamente cosciente, né tanto meno necessariamente tra persone.

 

Se tutti i messaggi, in natura come nella società, fossero "chiari" (cioè "intellegibili"), "veri" (vale a dire "non falsificati o falsificanti") ed "inequivocabili" (in altre parole "interpretabili in un unico modo") vivremmo in un mondo ordinato e felice, in altre parole "perfetto".

 

Purtroppo qualsiasi messaggio può essere "più o meno" chiaro, "più o meno" vero, "più o meno" interpretabile: e questo è il mondo "reale" in cui viviamo, inoltre percettibile solamente a livello soggettivo - in altre parole non esiste un mondo "comune", ma semplicemente e poveramente "condiviso", da ciascuno percepito diversamente e vissuto diversamente, le cui nostre esperienze soggettive cerchiamo disperatamente di "condividere" con altri o, peggio, di "far condividere" agli altri, con la persuasione, con il dialogo aperto e leale della dialettica, ma sfortunatamente e troppo spesso anche attraverso una sopraffacente, violenta e non di rado celata quanto raggirante e falsa imposizione della nostra "visione", del mondo che ci circonda e quindi, di conseguenza, di noi stessi.

 

L'"informazione", quella vera, dovrebbe invece aiutarci nel passaggio dall'ignoto al noto, dall'incertezza alla certezza, facendoci risolvere alternative e superare stalli: l'unica nostra guida sicura lungo il percorso dell'esistenza di una vita, nella sua duplice, intimamente interconnessa dimensione individuale e sociale...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'informazione come "messaggio"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se cosmos è l'"ordine" che conosciamo, caos è l'"ordine" che ancora non conosciamo.

 

Un messaggio è un pacchetto di dati presi da un qualsiasi contesto di origine ed in relazione uno all'altro, codificati attraverso simboli che siano i più intellegibili possibile, in modo che i dati, una volta trasmessi e ricevuti, risultino riusabili nel nuovo contesto mantenendo il significato loro dato alla fonte: non è un processo da poco!

 

Questo riguarda qualsiasi tipo di informazione: una notizia trasmessa al telegiornale, il racconto in un libro, tutto quello che comunichiamo a parole e per iscritto, i dati conservati in un archivio, la funzionalità e la struttura degli esseri viventi contenuta nel DNA, la configurazione degli atomi degli elementi che costituiscono le stelle.

 

 

 

 

 

 

 

 

Sopra, un'"impronta digitale umana": la riconosciamo perché la riferiamo ad un contesto a noi già noto ed in "quel" contesto come portatrice di "quel" significato e, quindi, sappiamo "leggerla", ma, guardandola in modo "non-contestuale" e senza "pre-conoscenze", in fondo altro non è che un ammasso di linee irregolari...

 

La peculiare nebulosa a forma di DNA, in alto a sinistra, e, sotto, gli elementi primordiali nati da fusione nucleare nella giovane supernova SNR Cassiopea A (Cas-A) del diametro di ben 15 anni luce e distante da noi inimmaginabili 10.000 anni luce (!), sono "messaggi"...

 

La rappresentazione grafica della fondamentale scoperta di James Watson e Francis Crick della "doppia elica" del DNA, la quale pone le basi per la comprensione della struttura degli esseri viventi, in alto al centro, con, sotto, un suo frammento decodificato, è un "messaggio": il DNA viene scoperto solo nel 1953 e anche delle stelle sappiamo ancora ben poco, ma tutta quell'"informazione" - e moltissima altra ancora da scoprire - è lì da sempre, intrinseca ad astri come ad esseri viventi, noi umani compresi: solo che prima non sapevamo neppure che esistesse, né, quindi, dove cercarla né, tanto meno, come interpretarla!

 

Sotto, lo studio del volo frenato di un pipistrello: antichissimi mammiferi "vespertini", così chiamati dal latino vespertilio, con occhi piccoli e vista limitata ma di udito sopraffino, questi animali sono abilissimi cacciatori notturni, orientandosi, praticamente in un volo "cieco", grazie all'"informazione" dell'eco doppler provocato dagli ultrasuoni emessi di continuo, che, rimbalzando contro gli oggetti nell'ambiente circostante e, soprattutto, sulla loro rotta, gli permette di individuare ed evitare gli ostacoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'informazione come "dati"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutto quello che chiamiamo "dati" è la rappresentazione "codificata" di fatti: la conoscenza del codice ce ne permette la "comprensione" e questa acquisita "coscienza" dei fatti ci aiuta a "creare contesto" - un contesto che rende i fatti ed i dati ancora più "comprensibili" e che ci permette di creare ancora più contesto o nuovi contesti.

 

Complicato? No! - Complesso? Sì!

 

Tutti i linguaggi usano "alfabeti" di simboli che vanno a rappresentare un concetto, una quantità, una misurazione e così via: queste parole rappresentano quindi fatti o genericamente "dati".

 

Dati sono tutti gli elementi base che compongono un messaggio più strutturato ed articolato e sono loro stessi informazione, contengono informazione, ma acquistano rilevanza, riescono cioè ad essere "letti" e a trasmettere quindi il loro contenuto di informazione, solo quando posti nel contesto appropriato.

 

L'informazione, una volta acquisita, diventa poi conoscenza, che contribuisce a sua volta alla comprensione, il sapere: questo nuovo sapere cosciente ci aiuta a sua volta a creare nuovi contesti e così via.

 

Dal grande al piccolo è un cammino formato da cosiddetti passaggi "deduttivi" e dal piccolo al grande invece "induttivi": percorrendo su e giù questa strada della conoscenza capiamo sempre meglio il contesto e quindi impariamo anche a leggere più accuratamente i dati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'informazione nella società

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La comunicazione quantitativa e qualitativa 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'edizione di fine settimana di un moderno quotidiano contiene più "informazione" di quanto l'"uomo della strada" del 1700 potesse avere accesso durante la sua intera vita.

 

Eppure c'è una vera esplosione di "non-informazione", che porta inesorabilmente ad un brusio totale, quello che gli inglesi chiamano "overload", ovvero "sovraccarico", la quantità così eccessiva di  dati da non poter più essere elaborata.

Perché alla fine una cosa è l'informazione come "dato" ed un'altra l'informazione come "significato".

 

 

Il fenomeno cosiddetto dell'"Information Gap" o "disconnessione dell'informazione", una paradossale conseguenza della già eccessiva quantità di "informazione" a nostra disposizione: il divario, ribattezzato il "baratro", tra la sempre crescente capacità delle macchine di immagazzinare ed elaborare "dati" e la nostra capacità umana di dar loro rilevanti contestualità e significato - questo a provare che un aumento di "funzionalità" in un sistema non sempre corrisponde ad un aumento di "usabilità", anzi ne può diventare spesso, ed anche in modo catastrofico per la produttività, indirettamente proporzionale.

 

Il lucido risale agli inizi degli anni Novanta e fa parte del materiale di corsi di formazione in "Ergonomia dell'Informazione" per manager di aziende pubbliche e private tenuti all'epoca dalla AlterEgo Informatik AB e dalla AlterEgo Publishing HB in Svezia.

 

Neppure una "struttura" - l'ordine che può organizzare dei dati - porta un'automatica "comprensione".

I dati sono in effetti solo una massa di risposte, ma l'importante non sono le risposte, piuttosto le domande che si pongono.

 

In effetti non è l'"accettazione di dati" che ci fa capire le cose, quanto al contrario la diametralmente opposta attitudine di "metterli in dubbio".

Qualsiasi struttura e qualsiasi ordine sono totalmente privi di rilevanza per la conoscenza, ovvero la possono limitare e ddirittura impedirla, a meno che non conducano all'apprendimento come una parte organicamente integrata dell'informazione stessa.

 

Oggi c'è il grande business della trasmissione dell'informazione, c'è quello dello stoccaggio dei dati, ma manca il business del rendere l'informazione comprensibile, accessibile, applicabile, utile.

 

Al giorno d'oggi non è ormai più importante "sapere", "memorizzare", "accumulare" (vedi purtroppo gli obsoleti metodi di insegnamento ancora in auge in molte scuole!): no, l'essenziale è diventato conoscere proceduralmente "come all'occorrenza procurarsi" l'informazione giusta!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le nuove problematiche legate all'informazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’informazione come accesso a enormi "quantità di dati", ad esempio scientifici, demografici o economici, e la possibilità di elaborarli per mezzo dei potenti "calcolatori automatici", che meglio conosciamo sotto il nome di computer, sta avendo senza dubbio un forte impatto sui sistemi di produzione e di gestione delle risorse umane, naturali e finanziarie a livello globale, nella guida e nel sempre maggiore condizionamento della società, ad esempio nella gestione pubblica, a tutti i livelli, nel modo di stabilire e mantenere rapporti umani di tipo privato, professionale e commerciale, come pure nella crescente capacità di prevenire, diagnosticare e curare le nostre malattie.

 

Insomma in bene ed in male questa nostra nuova e crescente capacità di sempre più velocemente e sempre facilmente acquisire, produrre, trattare, immagazzinare, rintracciare ed accedere a "informazione" su tutto e su tutti finisce per decidere la nostra qualità di vita quotidiana.

 

Non sono né poche né piccole le problematiche che ne nascono: prime fra tutte la necessità di proteggere questa informazione, per motivi di segretezza - vuoi militare, vuoi commerciale, vuoi etica - riguardando in molti casi direttamente la nostra vita sociale ma anche privata e, quindi, la nostra integrità come società e come persona umana.

 

Si parla in questo contesto di "crittografia", o ulteriore codificazione con codici conosciuti soltanto da chi trasmette e da chi riceve il messaggio, e "accesso privilegiato" all'informazione: l’uso appropriato o meno dell’informazione pone problemi etici di rilievo, come nel caso della "privacy" riguardo certe informazioni, ad esempio quelle cliniche che potrebbero altrimenti avvantaggiare le compagnie di assicurazioni mediche e danneggiare i pazienti.

 

Il fatto poi che ogni informazione ed ogni messaggio siano necessariamente "codificati", comporta in pratica una doppia e sensibilissima interpretazione: sia sul come vengano inconsciamente o di proposito "alterati" alla codificazione dall'esperienza soggettiva del singolo o dalle finalità di un gruppo, sia sul come siano o possano o debbano essere decodificati alla lettura!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il monopolizzante controllo dei mezzi di comunicazione di massa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Chi controlla l'informazione, controlla la società."

Molto stringente definizione di quello che possiamo senz'altro definire l'ormai legalizzato ed "accettato"
"abuso" dell'informazione ovvero la raffinata arte del management della "non-informazione" ovvero della pura e voluta disinformazione - come far credere alla gente che pensino con la propria testa...

 

Il altre parole, quelle di Licio Gelli, Maestro Venerabile della Loggia Massonica "Propaganda Due" o "P2":

"Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media."

 

In pratica: chi controlla l'informazione vince - chi la subisce perde!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il "Quarto Potere"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il film di Orson Welles "Citizen Kane", nella versione italiana magistralmente reintitolato "Quarto potere", uno dei migliori nella storia del cinema mondiale ed il migliore film americano in assoluto, esce simbolicamente il 1° maggio ed attualizza già nel 1941 le potenzialità dello strapotere massmediatico.

 

Il racconto fiction, diremmo oggi, si basa sulle vite e sulle carriere di due persone storiche: il magnate della stampa statunitense William Randolph Hearst, più autore di un controllo economico sui mezzi di informazione in qualità di monopolizzante proprietario, e lo stesso Orson Welles, autore, come regista, di un altro tipo di controllo massmediatico, quello editoriale dei contenuti e delle mistificanti angolazioni dell'informazione.

 

Il personaggio chiave del film si chiama Charles Foster Kane (Orson Welles, che interpreta così sia Hearst che se stesso!)), la cui ascesa nel mondo dei mass media inizia come un servizio sociale basato su idealismo, trasformandosi poi nella ricerca di uno smisurato potere sugli altri, un totale dominio "alle sue condizioni".

 

Kane dice: "Io sono un'autorità su come far pensare la gente!" - tutta una visione propria del mondo ed un vero programma di azione sociale: incapace di amare se non possedendo, morirà nel dorato isolamento della sua dimora "Xanadu", abbandonato da tutti ed in preda alla più profonda disperazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La "P2"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le origini della Loggia Massonica "Propaganda" risalgono al 1877 e alla fine del secolo può già contare tra i propri adepti un gran numero si politici e banchieri del nuovo Stato, il Regno d'Italia: neppure gli scandali economico-amministrativi mancano.

 

Dapprima la Massoneria italiana appoggia il Fascismo "non-violento", ma già nel 1923 il Regime la dichiara apertamente "incompatibile" con la propria politica, fino a vederla sciolta nel 1925 quale conseguenza dell'abolizione di libertà di stampa e di associazione.

 

Con la cosiddetta "Liberazione" dopo la Seconda Guerra Mondiale rinasce la Loggia "Propaganda" sotto il nuovo nome di "Propaganda Due" e l'influenza della Massoneria Statunitense importata dagli "Alleati".

 

La nuova Loggia Massonica "coperta", cioè segreta, Propaganda Due o semplicemente "P2", del cosiddetto "Grande Oriente d'Italia", finalizza al reclutamento attivo di forze da dedicare al "rinnovamento" - o sarebbe meglio dire "sovvertimento" - della società, della politica e delle Istituzioni dello Stato Italiano: e questo "rinnovamento" è un ongoing process ovvero un processo tuttora in atto...

 

Il suo straordinario sviluppo già a partire dalla fine degli anni Sessanta è dovuto principalmente alla persona del nuovo Grande Maestro Licio Gelli, che la trasforma in un vero catalizzatore di imprenditori, politici, alti funzionari dell'Amministrazione dello Stato e militari.

 

La strategia del suo "Piano di Rinascita Democratica" offre una valida chiave di "lettura" alla scalata ai mass media italiani, ovvero alla creazione di nuovi, dalla fine degli anni Settanta ai giorni nostri: il Corriere della Sera, Il Piccolo di Trieste, Il Giornale di Sicilia di Palermo, l'Alto Adige di Bolzano e La Gazzetta dello Sport, L'Eco di Padova, Il Lavoro di Genova, L'Adige di Trento, TV Sorrisi e Canzoni, L'Occhio, il Giornale, Telemilanocavo poi Telemilano, Telemilano 58, Canale 5, Italia 1, Rete 4...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il culto dell'informazione 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Intelligenza e informazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un chiaro punto di partenza e di arrivo: più informazione non rende più "intelligenti", solo più "in-formati" (se volete più messi stretti in una certa forma mentis, più pressati nel - per il momento - vigente modo comune di pensare!)

 

Detto ciò, quello di cui le nuove e future generazioni avranno di sempre più urgente ed imperativo bisogno - vedi i nati davanti alla televisione, poi i nati davanti al computer e ancora i nascituri davanti a quel che verrà - è avvicinarsi alla vera, nobile "arte" del pensiero umano: i giovani hanno acuto bisogno di capire come sia il pensiero a muovere la nostra mente attraverso tutto lo spettro della cosiddetta "informazione", e viaggiare attraverso tutti questi "mondi" così diversi l'uno dall'altro, e devono imparare prima possibile a distinguerli l'uno dall'altra e non trattarli come una medesima brodaglia.

 

Oggi non si parla d'altro, non si fa altro: tutti "si informano", "si tengono informati", "si lasciano informare" da altri - non una ricerca attiva, non un'analisi critica, non un pensiero proprio.

 

Come distinguere alla fine oneste "generalizzazioni" da impressioni, sospetti e intuizioni?

Come separare utili "ipotesi" da pregiudizi, congetture e rivelazioni?

Chi ci insegna questo, cioè chi ci aiuta ad imparare quest'arte?...

 

E qual'è la differenza tra la "pubblicità" ed i "consigli per gli acquisti" e quant'altro che ormai scandiscono inesorabili il nostro lasciarci "in-formare", il nostro lasciarci "in-trattenere" trovandoci sempre più assuefatti allo smozzicamento del pensiero, ai tronchetti che sempre più corti ci vengono serviti dalle "macchine della nuova conoscenza", onnipotente TV, onnipresente computer, telefonino o che altro sia?

 

C'è un punto estremo alla fine di questo spettro della cosiddetta "informazione" dove i "fatti" diventano così rare-fatti per finire nel nulla - "aria fritta" o, come dicono gli americani "vaporware" - ed è per tutti noi cruciale capire cosa mai troviamo al di là di questo limite "estremamente importante", perché è proprio lì che le idee più pericolose, più rischiose, più fatali ci aspettano.

 

Sono anche le idee "più forti", quelle di maggior "successo", le più "fruttuose" - le cosiddette "idee madre"!

 

In quello spazio ultimo parcheggiano e ci aspettano le idee della grande morale, della religione, della metafisica, proprio di tutto ciò che costituisce le fondamenta di ogni "cultura".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le "idee madre"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Normalmente, cioè nella nostra spessissimo passiva e ripetitiva "quotidianità", le idee che ci frullano in testa sono spicciole, pratiche, non-determinati, quelle che in altre parole ci trattengono dal pensare veramente (perché altrimenti tutto questo boom dell'"in-trattenimento"?)...

 

Tutt'al più - vale a dire nel migliore dei casi - arriviamo ad azzardare qualche generalizzazione o formulare qualche ipotesi - ma nulla di che.

 

No: quelle di cui stiamo parlando - le cosiddette "idee madre" o in Inglese master ideas - sono radicate profondamente nel nostro stesso "essere", sono onnipresenti nel nostro pensiero, sono la spina dorsale della nostra mente, quelle che supportano, sostengono, tengono su il nostro pensiero o "modo" di pensare, proprio come la spina dorsale fa con il nostro corpo.

 

Anche se non le notiamo, agiscono senza tregua su tutte le nostre altre idee, su tutto il nostro pensiero, su tutto il nostro "modo" di pensare: lavorano sotto il livello cosciente, lavorano in silenzio ma con effetti "impensabilmente" devastanti o costruttivi, molto drastici, determinanti per la nostra vita perché di impatto assoluto sul nostro approccio all'informazione, ad ogni tipo di informazione.

 

E non a caso quindi il regnante "mito" dell'informazione, il sempre crescente e sempre più dominante "culto" dell'informazione, tende ostinatamente ad oscurare la diametrale differenza tra "idee" e "dati".

 

Quali sono le "idee madre" della nostra o qualsiasi altra società?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un esempio fra tutti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un'idea madre è ad esempio: "Tutti gli uomini sono creati uguali".

Quale enorme potenza è impacchettata in una breve frase come questa - che pensiero, che fantastica idea!

 

Da un pensiero così sono partite per secoli interminabili controversie giuridiche, hanno preso vita dispute filosofiche, sono nati movimenti politici, si sono fatte rivoluzioni - per un'idea!

 

Quest'idea ha plasmato culture e società - potrà anche sembrare strano oggi, ma sì compresa la nostra - semplicemente perché ci tocca così nel profondo, nella nostra natura di uomini, perché è letteralmente cementata in noi quale una delle componenti più essenziali della nostra stessa "identità", come individui e come gruppi.

 

Ma da dove viene un'idea del genere?

Di certo non da "fatti", non è composta di "dati".

 

Chi o coloro che l'hanno formulata non possedevano sicuramente più conoscenza di se stessi e del mondo intorno dei loro predecessori ed antenati, i quali, a loro volta sarebbero decisamente rimasti letteralmente scandalizzati da una idea simile, totalmente estranea al loro "mondo".

 

E chi o coloro che l'ha formulata possedeva sicuramente molto, ma molto meno informazione di quanta mai ne possediamo o cui abbiamo accesso noi oggi.

 

Eppure l'hanno formulata: una idea profondamente rivoluzionaria, una dichiarazione universale al riguardo della stessa natura umana!

 

Poi aggiungiamoci tutti quelli che sono arrivati a versare il proprio sangue, generazione dopo generazione, puramente per difendere e diffondere questa asserzione oppure, al contrario, per negarla e combatterla: non lo hanno fatto - né i primi né i secondi - perché disponessero di nuove o migliori conoscenze di coloro che l'avevano formulata all'inizio, o perché qualcun altro avesse potuto in seguito mostrar loro nuove o migliori evidenze a sostegno dell'idea o contro l'idea...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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"Idee" e informazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di fatto l'"idea" non ha nulla, ma proprio nulla a che fare con la cosiddetta "informazione"!

 

Ma chi potrà mai dimostrarlo e chi potrà mai dimostrare il contrario?

Qualcuno a dire il vero ci ha provato: uno dei tentativi quello dei cosiddetti test di "IQ" o "quoziente di intelligenza" - ma che cosa ha mai a che vedere la misurazione della capacità di individuare figure - segni e cifre, mettere in relazione loro similarità, con la straordinaria capacità di "pensare"...

 

Riprendiamo l'idea-esempio dell'uguaglianza fra gli esseri umani: è un'asserzione dell'intrinseco valore della persona umana in quanto tale, agli occhi di se stessi e degli altri - siamo a tutt'altro livello...

 

Un'idea così in momenti particolari della nostra storia umana arriva a catturare e sollevare menti aperte e moralmente appassionate, le porta a reagire contro ingiustizie ed iniquità ai loro occhi non più tollerabili.

Un'idea così si accende nella mente di pochissimi per diffondersi rapida come un incendio inestinguibile, conquistando popoli, continenti, diventando l'idea portante, il motto di tutta un'epoca.

 

Perché è una classica "idea madre", un'idea che genera tutte le altre idee!

 

Proprio così funzionano le idee madre: nascono da "convinzioni" non da "informazione", esplodono in uno, in pochi, in tutti quelli che trovandosi in simili mondi di "esperienza" sono lì ad aspettarle, pronti ad accoglierle, a farle proprie, a nutrirle, a diffonderle ulteriormente, addirittura disposti a proteggerle con la propria vita...

 

 

Edizione del settimanale americano TIME del 6 aprile 1966: "Is God Dead?" ovvero È Dio morto? - Boh? Chi lo può dire?

 

Beh - "una" idea, ma poi...

Non proprio: idee madre - certo in svariate forme o meglio "varianti" - hanno alimentato, alimentano ed alimenteranno correnti filosofiche e credi religiosi, arti figurative, letteratura e musica, giurisprudenza e leggi, politica, movimenti e partiti, controllo economico e finanza nella società umana!

 

 

Sopra, "Dio è morto": un annuncio funebre che invita al suo funerale - Sotto, "Gesù vive: una buona giornata!": grazie molte!

 

 

Ampliamone quindi il "repertorio":

 

- "Dio è amore"

- "Dio è giustizia"

 

- "Dio è perdono"

- "Dio è vendetta"

 

- "Dio esiste"

- "Dio è morto"

 

- "Dio è un vecchio con la barba bianca"

- "Dio è una bellissima donna di colore"

 

- "Gesù è venuto per salvarci"

- "Gesù è morto per i nostri peccati"

 

- "Il tao che può essere concepito come tao non è il vero Tao"

- "Il nome che può essere nominato non è l'eterno nome"

 

- "L'uomo è un animale razionale"

- "L'uomo è una creatura caduta"

 

- "L'uomo è la misura di tutte le cose"

- "L'uomo è il centro dell'universo"

 

- "Gli uomini sono buoni"

- "Gli uomini sono cattivi"

 

- "La mente è un foglio di carta non scritto"

- "La mente è una collezione di archetipi"

 

- "La vita è un pellegrinaggio"

- "La vita è un miracolo"

 

- "La vita è una assurdità senza significato"

- "La vita è una merda"

 

...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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"Cultura" e informazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il fatto è che al centro, nel nocciolo duro di in ogni cultura, troviamo immancabilmente idee come queste.

 

Molte sono antichissime, altre più recenti, ne muoiono di vecchiaia, se ne creano di nuove, qualcuna viene di tanto in tanto riciclata, rispolverata e venduta come nuova...

 

Molte sono idee "verbalizzate", trasmesse cioè oralmente, quindi variamente riportate, interpretate ed interpretabili, ma appena finiscono per essere scritte diventano "più vere", inquestionabili...

 

Perché linguisticamente parlando poi le idee seguono le medesime regole dell'informazione:

 

- "La Repubblica Italiana è ..."

- "Il cloruro di sodio è ..."

- "Il pandispagna è ..."

 

- "Dio è ..."

- "La vita è ..."

- "L'uomo è ..."

 

Ma non sono assolutamente "fatti": non più di quanto sia un "fatto" un affresco di Raffaello Sanzio, o un'opera di Giuseppe Verdi, o un balletto di Martha Graham - perché anche queste sono "idee"!

 

Sono figure o raffigurazioni integrate ed integranti che vogliono esprimere il significato di cose come viste da noi essere umani, attraverso una rivelazione, un'ispirazione, una visione, improvvisa, oppure la saggezza e l'esperienza che cresce durante tutta una vita...

 

Da dove vengono queste "raffigurazioni"?

L'immaginazione le crea dall'"esperienza": le idee possono "mettere in ordine" l'esperienza, il flusso anche caotico delle casuali esperienze che maturiamo durante la nostra vita.

 

"Conoscenza" e "idee" sono quindi entrambi "raffigurazioni integranti" nella nostra mente, perché entrambi collegano e sistemano, ma mentre l'informazione si riceve quando si viene informati da altri o da altro, quando cioè qualcuno o qualcosa direttamente o indirettamente ce l'ha da - vale a dire ce la trasferisce, ce la serve, ce la propina - le idee si hanno solo pensando ed in prima persona!

 

Quindi l'informazione, le idee ed in particolar modo le "idee madre", mettono ordine nella nostra personale e collettiva esperienza di vita, nel profondo e superficialmente che sia, a volte in modo nobilitante e selvaggiamente devastante altre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le idee "tossiche"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutte le idee vengono dall'uomo ma decisamente non tutte sono "umane": se una di queste, diciamo, "cattive" idee avesse l'ambizione di diventare un'"idea madre" e riuscisse nell'intento, beh allora porterebbe diventare non solo potenzialmente pericolosa, ma addirittura orribile e disgustosa, ignobile e distruttiva.

 

Ce ne sono di esempi della storia, anche molto vicino a noi - vedi il Nazismo, in cui le idee "altamente tossiche" di una persona o di un piccolo gruppo, vuoi per desiderio di vendetta o per risentimento, vuoi sfruttando gli umori del momento, diventano, anche se per un periodo relativamente breve se misurato nel globale contesto storico, le idee fondanti di una società malata...

 

Bene: nessuno che abbia letto il Mein Kampf di Hitler e lo abbia odiato, lo ha fatto perché riportasse dei "dati" sbagliati, come nessuno che ne abbia abbracciato le idee lo ha mai fatto per l'accuratezza dell'"informazione"...

 

Il fascino del libro - accettato o rigettato nei suoi contenuti - viene a lavorare su altri livelli della mente che quelli dell'"elaborazione di dati" e "analisi di informazione", si modula su ben altre lunghezze d'onda:

 

 

Il famigerato Generale dell'Esercito Nordamericano Philip Sheridan, qui ritratto all'epoca della Guerra Civile, resosi più tardi "famoso" per la sua "guerra totale" contro gli Indiani ed in particolare per i suoi "legittimi" massacri di donne e bambini "pellerossa" inermi (vedi il vigliacco attacco invernale a sorpresa di George Armstrong Custer all’accampamento indiano lungo il Washita River, sul suolo cioè della Riserva assegnatagli, di Black Kettle, Capo in pace con il Governo degli Stati Uniti!): il motto di Sheridan naturalmente "L'unico Indiano buono è un Indiano morto!" - della serie...

 

Ulteriori esempi di idee altamente "tossiche" ed inquinanti?

 

- "La società è la guerra di ciascuno contro tutti"

- "I propri interessi sono l'unica vera motivazione valida per l'uomo!"

 

- "E che giustizia sia fatta, che poi cadano pure i cieli"

- "L'unico [riempite qui a piacere...] buono è un [ripetete per favore il vocabolo prima scelto!) morto!"

 

- "I ragazzi per bene finiscono ultimi"

- "Il fine giustifica i mezzi!"

 

- "Io sto dalla parte della mia Patria, abbia ragione o torto!"

- "È una questione di principi!"

 

...

 

Tutte queste idee e molte, molte ancora sono brutali e micidiali, che portano morte.

Ma come smascherarle, come difenderci, come controbbatterle?

 

Se l'informazione comunicataci si basa non su "fatti" ma su un'idea, ci porta inevitabilmente nella loro mente, ci accompagna nel mondo delle loro esperienze: cercare di comprendere questa idea significa allora avvicinarsi a capire le loro vite, la vita di chi la formula e la diffonde, e quindi soprattutto il perché lo faccia, significa cercare di capire la loro fonte di ispirazione, i loro limiti, le loro vulnerabilità, i loro punti deboli.

 

Quello che davvero servirebbe ai giovani è questo!

E gli adulti, i genitori, la scuola dovrebbe aiutarli a raggiungerlo: imparare ad entrare nella mente altrui, imparare a viaggiare nei pensieri degli altri, partendo dalle idee degli altri, andandone a cercare i perché reconditi, confrontarle con le proprie idee.

 

Perché la mente che non produce idee, che non si confronta con le idee, si rattrappisce ed atrofizza, diventa con facilità non generosa e tollerante, ma dura e difensiva nel formulare i propri giudizi.

 

Infine: nulla è più potenzialmente pericoloso di un'idea - buona o cattiva che sia - specialmente quando è l'unica che abbiamo!

 

Al contrario la mente che viene fecondata da o gratificata di molte idee e le più diverse, è equipaggiata a dare valutazioni più articolate, giudizi più bilanciati: una mente aperta alle idee accoglie con eguale prontezza e serenità la propria esperienza come è pronta a raffrontare e a percepire i frutti de la vita come vissuta da altri, quindi pronta a scegliere le proprie convinzioni con molta più attenzione, con molto più discernimento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'ansia da informazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando l'informazione non ti dice quello che vuoi sapere...

 

Di prossima pubblicazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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