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Cosa sono, a che servono, come funzionano e come ci cambiano la vita

Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

Il linguaggio delle immagini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

           

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  In questa pagina 

Il colore nella nostra vita

Il colore come linguaggioI colori "segnale"

L'uso del colore nel Web

"Colore" può significare diverse cose

Il colore come percezione

Il colore come luce diretta o riflessa

Il colore dei pigmenti coloranti

La luce è energia

Un universo pieno di stelle, eppure nero come la notte

La riproduzione del colore

La sintesi addittiva e sottrattiva dei colori

Il diverso colore usato nella stampa e nelle immagini digitali

I colori fondamentali

I colori primari e secondari sullo schermo

I colori primari e secondari sulla tavolozza

I colori fondamentali nella percezione

I visualizzatori di Internet e la riproduzione della scala cromatica

I colori da schermo più "sicuri"

I colori "falsi"

I più comuni "formati" delle immagini digitali su Internet

 

  Approfondimento 

Intelligenze e linguaggi

La rappresentazione delle immagini su Internet

 

  Pagine correlate 

Il telefono e la rete telefonica

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Il colore nella nostra vita

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il colore come linguaggio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pensa quanto veramente significhino i colori nella tua vita, sia privata che sociale: dal tuo colore preferito nell'abbigliamento e nell'arredamento per esprimere il tuo gusto, il tuo stile, la tua personalità, i tuoi sentimenti, a quelli "vitali" - è il caso di dirlo - del semaforo, ogni qualvolta tu guidi o attraversi la strada.

 

Il colore è oggi in pratica più che mai presente, sempre e dappertutto si potrebbe ormai dire, per convogliare e trasmettere "significato", nella nostra quotidianità come in occasioni anche molto speciali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I colori "segnale"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci sono colori che stimolano a comunicare stati d'animo, altri richiamano a certe situazioni o addirittura creano vere e proprie "aspettative", laddove ci segnalino e preparino a specifiche esperienze, "codificate" proprio attraverso i colori, in tal caso questi profondamente legati a livello di simbologia alla cultura, alla società in cui siamo nati e/o viviamo: nella nostra, ad esempio, il bianco si usa per la gioia di un matrimonio, il nero invece per esprimere lutto e dolore ad un funerale.

 

Alcuni colori sono addirittura "universali", adottati cioè similarmente o addirittura "standardizzati", usati da tutte le culture in tutte le società allo stesso modo: come ad esempio il giallo ed il rosso, che ovunque nel mondo avvertono di pericolo a diversi livelli.

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'uso del colore nel Web

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche in un sito web la comunicazione, più o meno pianificata, più o meno consapevole, dei colori ha comunque un significativo impatto sul visitatore: il colore come parte della "forma" o viene percepito in armonia al contenuto del messaggio e lo rafforza o in contrasto con esso e ne altera il significato.

 

Una approfondita conoscenza del colore aiuta senz'altro ad elevare il senso autocritico e critico, rispettivamente come produttori, nel creare un nostro sito, o come consumatori, nel fruire di quelli altrui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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"Colore" può significare diverse cose

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il colore come percezione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il colore è una "percezione", cioè un processo sia fisiologico che psichico, capace di elaborare e sintetizzare dati sensoriali.

 

Quella del colore è una percezione "visiva", perché generata da uno dei 5 tipi di neuroni o cellule nervose presenti nella retina, il sottile foglio di neppure mezzo millimetro di spessore che riveste la parte interna posteriore dell'occhio: in ogni retina di questi cosiddetti foto-recettori ce ne sono più di 100 milioni, per l'esattezza 125 milioni per la visione notturna e 6 milioni per quella diurna e a colori!

 

 

 

 

La sezione di una retina umana: i foto-recettori sono i fitti filamenti nella fascia verticale al centro dell'immagine - qui la luce li colpisce da destra.

 

All'assorbimento di luce di diversa intensità, cioè di radiazioni elettromagnetiche le cui lunghezze d'onda rientrano nello spettro visibile, i foto-recettori mandano al cervello segnali nervosi da questo interpretati come "colore", con le determinate caratteristiche di un colore specifico, con un certo grado di saturazione e di intensità luminosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il colore come luce diretta o riflessa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Normalmente definiamo volentieri come "colore" quello che vediamo piuttosto che quello che non vediamo, cioè la sintesi addittiva dei colori, non quella sottrattiva, cosa in effetti più corretta.

 

"Colore" è comunemente per noi la luce diretta emessa da una fonte, ad esempio una lampada o lo schermo del computer, e parimenti, anche se erroneamente, la luce indiretta riflessa da una superficie.

 

 

 

 

 

Lo spettro della luce visibile nel contesto delle onde elettromagnetiche con frequenze da altissime come quelle dei cosiddetti raggi gamma, prodotti dalla radioattività o da altri processi nucleari o subatomici, fino a molto basse, AM o Amplitude Modulation, in italiano "modulazione di ampiezza", usualmente radio frequenze.

 

La luce visibile è compresa tra le frequenze di 380 (violetta) e 780 (rossa) nm o nanometri: il nanometro è un'unità di misura lineare che  corrisponde a 1 metro diviso per 1 miliardo ovvero 1 milionesimo di millimetro, ed è usato in spettroscopia per indicare la lunghezza d'onda, oltre della luce visibile, anche di quella ultravioletta (di frequenze comprese tra 10 e 380 nm).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il colore dei pigmenti coloranti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel primo metodo, della luce diretta, la luce è effettivamente del colore che vediamo, cioè i fotoni o l'energia delle frequenze della luce colpiscono i nostri occhi.

 

Nel secondo invece, quello della luce riflessa, il pigmento di una materia colorante percepita dai nostri occhi come "rossa", ad esempio, in realtà è verde-blù, perchè è capace di bloccare tutti i cosiddetti "fotoni" verdi e blù, che assorbe e trasforma in energia sotto forma di calore, riflettendo o respingendo soltanto i rossi, i cui fotoni sono gli unici a colpire i nostri occhi.

 

 

 

 

Una serie di matite per bambini nei colori base.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La luce è energia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un facilissimo esperimento a convalida di tutto questo: sotto la luce intensa del sole estivo una superficie "bianca", riflettendo i fotoni in tutte le frequenze della luce, rimarrà più fresca di una superficie "nera", la quale assorbendo e trasformando in calore l'energia dei fotoni di tutto lo spettro della luce, scotterà.

 

 

 

 

Il cosiddetto "radiometro solare",  invenzione del 1873 del chimico (non fisico!) inglese Sir William Crookes, dimostra empiricamente come una superficie nera assorba più energia di una bianca: le pale di un mulinello, in un'ampolla di vetro sotto vuoto, bianche da un lato e nere dall'altro, dato il diverso assorbimento della luce dei due colori, riescono a far ruotare il mulinello trasformando l'energia solare in energia meccanica - a seconda dell'energia fornita si può arrivare a più di 3000 rivoluzioni al minuto!

 

 

 

(Abbi pazienza ed aspetta il caricamento del video:

dipende anche dalla qualità della tua connessione...)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un universo pieno di stelle, eppure nero come la notte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un altro esempio ovvio anche se paradossale: l'universo, lo spazio infinito, è pieno di stelle la cui luce dovrebbe illuminarlo a giorno, facendolo sembrare  "bianco" ai nostri occhi e invece è buio e nero.

 

Questo è il cosiddetto "paradosso di Olbers",  dall'astronomo tedesco Heinrich Wilhelm Olbers, che lo ripropose nel 1826, ma già descritto dall'astronomo e matematico tedesco Johannes Kepler (o alla nostrana Giovanni Keplero) nel 1610 e ancora dall'astronomo, matematico, fisico, geofisico e meteorologo inglese Edmond Halley (proprio così, quello della cometa!) e dall'astronomo svizzero Jean-Philippe Loys de Cheseaux nel 1700.

 

 

La risposta più semplice potrebbe essere che non ci sono luci "riflesse" nell'universo, tranne quelle molto pallide dei pianeti non visibili a distanza, e quelli che colpiscono i nostri occhi sono i fotoni emessi "direttamente" dalle stelle.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La riproduzione del colore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La sintesi addittiva e sottrattiva dei colori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci sono due modi di combinare i colori: l'addittivo ed il sottrattivo.

 

Su uno schermo TV o computer la combinazione avviene secondo il primo metodo, quello addittivo: questo significa che aggiungendo l'una sull'altra la luce nei tre colori fondamentali rosso (R), verde (G) e blù (B), il risultato è il bianco.

 

Lavorando con materie coloranti, come matite, gessi, pastelli, acquarelli, tempere, olio e quant'altro, avviene il contrario: un pigmento che percepiamo di colore rosso è perchè di fatto assorbe o blocca o non riflette la luce verde e quella blù, come il pigmento verde non riflette la luce rossa e blù e quello blù la luce rossa e verde - il risultato della combinazione dei tre pigmenti sarà l'assorbimento totale della luce in tutte le sue frequenze, da noi percepito come "nero".

 

 

 

 

Luce diretta emessa

 

 

Luce indiretta riflessa

 

A sinistra la sintesi o mescolanza addittiva e, a destra, quella sottrattiva.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il diverso colore usato nella stampa e nelle immagini digitali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche i modelli di riproduzione del colore possono variare: oltre a quello RGB (Red-Green-Blue) con la definizione HSV (Hue o sfumatura di colore puro,Saturation o intensità del colore, brightness/lightness/Value o luminosità del colore), c'è ad esempio il cosiddetto CMYK (Cyan-Magenta-Yellow-Black ovvero ciano-magenta-giallo-nero).

 

 

 

 

Particolare fortemente ingrandito del "retino" usato nella stampa quadricroma delle fotografie a colori: è possibile percepire chiaramente il ciano (azzurro), il magenta (violetto), il giallo ed il nero del modello addittivo CMYK, ognuno dei quali ha un grado di inclinazione diverso, per evitare la sovrapposizione totale dei colori e gli sgradevoli effetti della cosiddetta "moirè" (Y 90°, K 75°, M 45° e C 15°).

 

Opportunamente piccoli e fitti i singoli punti colorati  e visti a normale distanza di lettura, vengono trasformati dall'occhio umano in colori omogenei e, soprattutto, in illusorie sfumature di colore: nell'ambito professionale della stampa in offset, questa tecnica viene chiamata "halftone", cioè mezzatinta.

 

 

 

Il modello RGB si adatta particolarmente al concetto di colore come luce diretta emessa, quindi per la visione delle immagini su uno schermo luminoso come questo, il modello CMYK riproduce i colori secondo le regole di combinazione della stampa offset quadricroma.

 

Il modello RGB è inoltre più facilmente definibile nel linguaggio HTLM, usato per la produzione e la codificazione delle pagine web secondo un sistema hexadecimale, ad esempio:

 

 

 

Colore

 

RGB

(schermo)

 

HEX

(schermo)

 

CMYK

(stampa)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rosso

 

255,0,0

 

FF 00 00

 

0% 100% 100% 0%

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Verde

 

0,255,0

 

00 FF 00

 

100% 0% 100% 0%

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Blù

 

0,0,255

 

00 00 FF

 

100% 100% 0% 0%

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nero

 

0,0,0

 

00 00 00

 

0% 0% 0% 100%

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bianco

 

255,255,255

 

FF FF FF

 

0% 0% 0% 0%

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I colori fondamentali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I colori vengono anche classificati a seconda del numero di passaggi necessari per crearli nei vari modelli iniziando dai colori base: un colore viene chiamato "primario" se non ha bisogno di alcuna mescolanza, due colori primari mescolati insieme danno un "secondario" e così via.

 

I colori primari sono comunque diversi da modello a modello.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I colori primari e secondari sullo schermo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I colori primari del modello positivo o addittivo, cioè quello dei colori della luce diretta emessa, sono il rosso (R), il verde (G) e il blù (B):

 

Rosso + verde = giallo

Rosso + blù = violetto

Verde + blù = azzurro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I colori primari e secondari sulla tavolozza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I colori primari del modello negativo o sottrattivo, cioè quello dei colori della luce indiretta riflessa, sono il ciano, il magenta e il giallo:

 

Ciano + magenta = blù

Ciano + giallo = verde

Magenta + giallo = rosso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I colori fondamentali nella percezione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I colori primari del modello "psicologico", sono le coppie bianco-nero, rosso-verde e giallo-blù, normalmente considerati colori opposti o cosiddetti "complementari".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I visualizzatori di Internet e la riproduzione della scala cromatica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I colori da schermo più "sicuri"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell'elaborazione digitale delle immagini - cioè nel riprodurre foto, creare documenti grafici o pagine web - è importante tener conto di come non tutti i colori siano "sicuri", nel senso che chi li riceva possa vederli esattamente come li veda tu al momento di spedirli per mail o lanciarli su Internet.

 

Il cosiddetto dithering, in inglese letteralmente "rumore" o disturbo, può essere usato nella grafica computerizzata per creare l'illusione della "profondità di colore" nelle immagini, "allargare" cioè una limitata tavolozza mescolando i punti o pixel dei colori a disposizione per ottenerne nuovi, anche se "approssimati": in effetti è l'occhio umano ad "amalgamare"  la confusione percepita in un colore omogeneo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I colori "falsi"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La tecnica del dithering digitale sullo schermo del computer è simile alla tecnica chiamata halftone o mezzatinta nella stampa.

 

Lo svantaggio è che meno colori puri si usano, più "granulare" appare l'immagine, cioè più si notano i punti o pixel di cui è composta, meno "sfumato" il passaggio da un punto all'altro, aumentandone il relativo contrasto: la riduzione della "profondità del colore", che in  un'immagine fotografica comprende migliaia o milioni di sfumature di colori, causa cioè bieffetti non desiderati, oltre che, naturalmente, ad impoverire di molto la qualità dell'immagine.

 

 

 

 

 

 

 

Un esempio di dithering, dai due colori puri fino all'illusione di un terzo colore: una mescolanza a 4, 16, 64 e 5.041 punti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Lo sviluppo tecnologico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fino a poco tempo fa solo un numero molto limitato di colori venivano considerati affidabili, perché riprodotti da tutte le macchine, anche quelle mobili, come i telefonini, allo stato "puro", cioè senza mischiare diversi colori per ottenerne uno nuovo.

 

C'erano comunque delle variazioni tra i sistemi operativi della Microsoft e della Apple, i quali usavano ciascuno 20 colori propri "di riserva": per questo la scala dei 256 colori sicuri, cioè riprodotti correttamente su tutte le macchine informatiche, veniva ridotta di 40 colori, a 216.

 

Oggi la tecnologia dei più moderni computer fissi e portatili permette ormai la riproduzione della cosiddetta "profondità del colore"a 24 bit, in pratica milioni di colori, 16 per la precisione, ma molti dei nuovi micro-calcolatori, telefonini, palmari e così via presenta ancora le vecchie limitazioni di riproduzione, con una normale profondità o definizione del colore a soli 8 bit, corrispondente alla originaria scala di 256 colori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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