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Internet, web, siti e blog Cosa sono, a che servono, come funzionano e come ci cambiano la vita Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale |
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Il computer e la rete informatica – Approfondimento |
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In questa pagina Le macchine calcolatrici elettromeccaniche I primi calcolatori elettromeccanici da ufficio Il successo della "macchina tabulatrice" Verso i calcolatori elettronici
Pagine correlate Le macchine calcolatrici meccaniche La prima generazione di calcolatori elettronici La seconda generazione di calcolatori elettronici La terza generazione di calcolatori elettronici La quarta generazione di calcolatori elettronici Le nuove frontiere del calcolo automatizzato
Luciano Russo – Una presentazione
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Le macchine calcolatrici elettromeccaniche |
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I primi calcolatori elettromeccanici da ufficio |
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Un minuscolo e popolare modello di calcolatore elettromeccanico da tavolo, immesso sul mercato a metà anni 1890.
A metà del 1800 c'è molto che bolle in pentola: l'elettromagnetismo trova le prime applicazioni, la cosiddetta telefonia nasce e si perfeziona, la produzione meccanica di precisione si sviluppa notevolmente e tutti questi fattori concomitanti portano sia alla commercializzazione di molti modelli calcolatrici meccaniche per ufficio, che, più importante, la costruzione dei primi calcolatori elettromeccanici, basati su relè, cioè dispositivi che comandano circuito attraverso variazioni di corrente. |
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Il successo della "macchina tabulatrice" |
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Una di queste macchine elettromeccaniche a schede perforate viene impiegata con successo per velocizzare i calcoli del censimento della popolazione statunitense del 1890: l'inventore della "macchina tabulatrice" è l'ingegnere americano Herrmann Hollerith.
100 delle sue macchine selezionano e ordinano in pile ben 62 milioni di schede formato un dollaro, ciascuna perforata secondo un sistema di 288 caselle con i dati di un abitante, le quali vengono poi fatte passare (1000 all'ora!) nel modulo calcolatore: in corrispondenza di un foro, una spazzola metallica chiude un circuito elettrico e l'impulso fa scattare di un'unità il contatore relativo a quel dato specifico.
La velocità di calcolo e la sua precisione permettono al Dipartimento Americano degli Interni un notevole risparmio di tempo rispetto al conteggio manuale di 10 anni prima e, di conseguenza, un risparmio economico di milioni di dollari, questo nonostante l'incremento di popolazione occorso: è il successo!
Hollerith fonderà nel 1896 la sua Tabulating Machine Company, che, attraverso diverse fusioni societarie, nel 1924 diventerà IBM o International Business Machine Corporation, fornitrice monopolizzante per decenni a venire di potenti calcolatori ad autorità, aziende e industrie di dimensioni importanti e le cui attività hanno quindi bisogno dell'elaborazione di enormi quantità di dati.
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Una foto d'epoca della Census Machine di Hollerith, usata nel censimento americano del 1890, di cui un esemplare è oggi esposto al Computer Museum History Center in California, USA. |
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Verso i calcolatori elettronici |
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Ancora negli anni trenta si continua a generare calcolatori elettromeccanici, come quelli del tedesco Konrad Zuse a Berlino, di John Atanasoff e di George Stibbitz negli Stati Uniti.
Tra il 1939 e il 1944 Howard Aiken guida presso l'università di Harvard la costruzione del primo imponente computer elettromeccanico ASCC, Automatic Sequence Controlled Calculator, anche detto Mark I: una macchina di oltre 15 metri di lunghezza per 2,40 di altezza, del peso di 5 tonnellate, con 800.000 componenti, di cui 3.000 relè del tipo usato nelle centrali telefoniche, ed 80 chilometri di cablaggi!
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Sopra, la sezione di calcolo del Mark I, a fianco, il lato operativo della macchina e, sotto, due operatrici al lavoro: le istruzioni vengono date o su nastro di carta o schede o a mezzo di interruttori ed i numeri su cui devono operare sono memorizzate in registri. |
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Quando in attività di calcolo l'intenso ticchettio dei 3.000 relè dell'imponente Mark I viene descritto scherzosamente come trovarsi in "una stanza piena di signore che fanno la maglia"...
Un'altra curiosità: la mitologia popolare attribuisce ad uno dei tecnici in questa pionieristica avventura, tale Grace Hopper, l'invenzione di uno dei termini ormai immortalati nel vocabolario informatico quotidiano, quello di bug, oggi ad indicare il malfunzionamento di un programma, ma letteralmente con il significato "insetto".
La spiegazione sarebbe che, quando il grande computer un giorno collassa, la Hopper prende minuziosa nota dell'accaduto descrivendo la causa del malfunzionamento come "dovuta ad un insetto": se poi sia stata proprio lei a farlo non si sa, ma il termine come tale è documentatamente creato nell'ambito dei lavori sul Mark I nel 1945.
La ormai storica annotazione del 9 settembre 1945, ore 15.45 locali: c'è ancora, suo malgrado, la povera farfallina, stecchita e con l'ala destra distrutta, ben appiccicata alla pagina con un ingiallito pezzo di nastro adesivo... |
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