Il gruppo imprenditoriale svedese AlterEgo & PartnersLa Tuscia Romana ovvero Beni o Patrimonio di San PietroI progetti dell'Azione di Recupero Culturale di UnionTuscia UnionTuscia, l'Unione degli Imprenditori della Tuscia Romana

 

 

 

Tavola della Pace - Perugia Amnesty International - Circoscrizione Lazio UNICEF - Salute, scuola, uguaglianza, protezione ai bambini WWF, World Wildlife Fund - Lazio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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In questa pagina

01-12-2007 – La Voce del Lago

"TusciaRomana.Info: un sito un progetto"

"TusciaRomana.info: un mondo nuovo dietro una pagina web"

"Dove è più l'anima sociale?"

 

10-11-2007 – La Voce del Lago

"Ancora un successo il Festival dell'Improvvisazione Contadina"

"Quando l'improvvisazione è cultura"

"L'anagrafe da forno coi mostaccioli dei Braccianesi"

"Imperial Airways sul lago"

 

10-12-2002 – La Voce del Lago

"Massimo Perugini custode di una Bracciano d'altri tempi"

 

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10-12-2007 – La Voce del Lago

Mensile di informazione e cultura del Lago di Bracciano, Anno IV, Numero 57, Dicembre 2007

 

 

 

 

 

 

"TusciaRomana.info: un sito un progetto"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"TusciaRomana.info: un mondo nuovo dietro una pagina web"

 

 

 

 

 

 

 

 

"Cittadini mobilitati per una Azione di recupero culturale per la crescita dell'impresa e del territorio.

Per riprogettare un'area geo-culturale vasta all'insegna di valori e imprenditorialità "responsabile". Intervista a Luciano Russo, promotore dell'Unione degli Imprenditori della Tuscia Romana.

 

È un work in progress attorno ad un’impresa ardua, sintetizzata tutta in quella “Azione di recupero culturale per la crescita dell'impresa e del territorio”, dicitura che compare in bell'evidenza nella home page di www.tusciaromana.info.

Non un semplice sito, ma un progetto, in un'area geo-culturale vasta, che interessa 90 Comuni, per ridare dignità e qualità di sviluppo al territorio.

 

redazione@tusciaromana.info

webmaster@tusciaromana.info

 

 

“E tutto - commenta Luciano Russo che ne è uno degli ideatori - perché “la conoscenza del proprio territorio da parte delle nuove generazioni è ormai pressoché inesistente e ai nuovi cittadini – nuovi nati o immigrati che siano – nessuno si cura di dire molto, anzi spesso proprio niente di niente, perché imparino a conoscere, apprezzare, tutelare e valorizzare questo oggettivamente ineguagliabile patrimonio immateriale e materiale”.

 

Ed ancora, spiega Russo, “i testimoni di una vita locale orgogliosamente modesta e genuina sono ovunque in via di rapida estinzione, la famiglia e la scuola non trasmettono, perché la famiglia e la scuola non sanno più, e la 'paesanità' rischia di diventare una goffa sagra a miopi scopi ‘turistici’, dove sacro e profano, vero e falso diventano un tale misto di superficialità da far più danno che altro...”.

 

Estremamente qualificati sia i redattori interni – oltre allo stesso Russo, il bioarchitetto Birgitt Becker, Bruno Panunzi e Renzo Senatore, sia il gruppo di collaboratori esterni che si va formando – con la pedagoga e ricercatrice di storia locale Angela Carlino Bandinelli, Pietro Barlesi, Sandro Carradori, Germano Lucci, l'archivista Brigida Mantini Benedicti, Giuliano Perugini, lo studioso di tradizioni locali Massimo Perugini, il cultore di musica popolare Pino Pontuali.

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Luciano Russo, un sito per la valorizzazione del territorio. Non è né un sito turistico, né di marketing in senso stretto, puoi spiegarci su quali linee vi muovete?

 

La storica “Tuscia Romana” è la vera protagonista: con le sue vicende millenarie, un'eredità culturale di rilevanza mondiale, riconosciuta anche dall’UNESCO che ne ha iscritto i più significativi siti archeologici etruschi Cerveteri e Tarquinia nella lista mondiale del patrimonio dell’umanità, con la varietà e le peculiarità dell'ambiente naturale che ancora riesce a difendere, che ne fanno uno scrigno di tesori inestimabili, conferendole una vocazione produttiva a carattere culturale-turistico come pochi altri territori – “Qualità per natura™”!

www.tusciaromana.ORG e www.tusciatromana.INFO sono due siti paralleli dell'associazione d'impresa UnionTuscia™ – l'Unione degli Imprenditori della Tuscia Romana™: il primo parla più strettamente dell’associazione, delle imprese associate, d'imprenditoria ed imprenditorialità, il secondo si propone di incastonare i fini e lo spirito associativi in necessari contesti di più ampio respiro, per lo più partendo da interessi, ricerche e materiali propri dei soci e di collaboratori esterni, con successivo lavoro redazionale a titolo gratuito.

www.tusciaromana.info vuole offrire spazio a scuole e giovani, genitori ed insegnanti, amatori e professionisti.

Si configura come un luogo di scambio dove prendere e dare a chiunque sappia e voglia contribuire a far meglio conoscere ed amare la nostra terra.

La finalità del sito è soprattutto di carattere divulgativo-promozionale del territorio, della sua potenzialità quale futuro emergente “distretto produttivo culturale-turistico” e del suo troppo spesso misconosciuto patrimonio di competenze e risorse.

I contenuti del sito, in continuo aggiornamento, si organizzano in aree di interesse come Impresa e sviluppo, Cultura e società, Natura e ambiente e Turismo e tempo libero.

 

A che idea di impresa risponde?

 

Ci proponiamo di sostenere gli imprenditori di oggi e contribuire a modellare quelli di domani, vogliamo lavorare per lo sviluppo di un'impresa che sappia generare profitto anche nel rispetto delle regole di mercato, produrre beni e servizi con sempre più significato per la qualità della vita, tutelare e valorizzare la persona umana e l'ambiente, diffondere e non concentrare il benessere, coniugando l’interesse dell’impresa con quello della comunità, e vogliamo essere laboratorio di idee e strategie per una imprenditoria di piccola scala, organizzata a livello locale e territoriale, in continuo rinnovamento e crescita, portatrice di una forte progettualità a lungo termine, al di là di risacche politiche e per questo garante di continuità d'azione.

Perché essere imprenditori significa per noi riconoscerci in valori quali responsabilità, rischio, merito ed etica professionale, applicandoli nella quotidianità aziendale, favorendo con idee e progetti l’affermazione di una cultura di collaborazione, solidarietà, efficienza e trasparenza, creatrice di opportunità e lavoro per tutti.

 

Da dove siete partiti?

 

“Sarà perché faccio proprio fatica a riconoscermi come 'fatto periferico' di una bulimia metropolitana troppo brutta e invadente, ma mi sento piuttosto parte di quel “sano localismo” di cui scriveva l’amico Luciano Osbat, o sarà perché credo profondamente che da solo, per quanto bravo, nessuno riesca a far niente, ma che insieme tutto sia possibile e che nel nostro piccolo possiamo anche noi fare grandi cose.

 

Sarà perché con un bisnonno martire pontificio, un nonno anarchico ed un padre partigiano difendo con istinti di sopravvivenza la mia libertà di pensiero, di parola e d’azione, aperto ad ogni reciprocamente rispettosa collaborazione, ma sempre a debita distanza da qualsivoglia centro di 'potere', per intrinseca natura monopolizzante e manipolatore; sarà perché sono ancora, nonostante tutto, convinto che le cose buone crescano dal basso, dove tutti siamo attori e non spettatori di virtuose primedonne.

 

Ho sempre cercato e creato sinergie in progettualità di gruppo, bussola e timone fissi su qualità e tradizione innovativa.

UnionTuscia nasce come libera associazione intersettoriale di imprese produttrici di beni, servizi e conoscenza, al fine di organizzare e rappresentare l'impresa di piccolo scala – micro, piccola e media, esaltando le sue potenzialità, ma anche affrontando in modo propositivo le sue problematiche, in particolare quelle incontrate dall’imprenditoria innovativa, giovanile e femminile sul territorio della “Tuscia Romana” – il nord-ovest del Lazio, fra Toscana, Umbria, Valle del Tevere e Mar Tirreno, cioè i 60 Comuni della Provincia di Viterbo e 30 di quella di Roma, Roma compresa.

[Tuscia Alta, Tuscia Media, Tuscia Bassa, Tuscia Marittima]

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Quale cultura per un territorio come la Tuscia?

 

Ogni universo ha macro e micro dimensioni, è fatto di grandi e piccoli mondi: così anche il nostro immediato contesto culturale.

La cultura ha rilevanza solo come “condivisione di valori”, su cui basare un comune stile di vita.

In altre parole la nostra eredità più preziosa, acquisita e da lasciare, quello che siamo, l’insieme di fatto di tutto quello che conosciamo e sappiamo fare, ma soprattutto il perché lo facciamo, in pratica il grado evolutivo del nostro saper vivere, lavorare e crescere insieme.

 

Se non conosco, non apprezzo – se non apprezzo, non tutelo – se non tutelo, non valorizzo!

Una cultura presuppone naturalmente il saper ap-prendere, com-prendere ed intra-prendere, del resto facilmente misurabile nella capacità di creare insieme “valore aggiunto”: “fare impresa” è decisamente cultura (o dovrebbe tornare ad esserlo!), è arricchire di nostro e quindi espressione e indicatore di cultura, al tempo stesso siamo così proiettati nel fare quello che facciamo, che ne dimentichiamo spesso il “perché”, quando purtroppo la traccia più duratura di noi nel tempo, l’impronta che lasceremo nella nostra cultura, non sarà tanto quello che avremo fatto, quanto proprio la capacità di trasmettere il perché lo abbiamo fatto e questi “valori trasmessi o non” costituiranno comunque il testimone, il nostro contributo – positivo o negativo che sia – all’evoluzione culturale della società.

In qualità di creatori di benessere noi imprenditori siamo – al pari dei politici, degli artisti e dei custodi del sacro – tra le espressioni e gli indicatori più attendibili dello stato di salute dell’ambiente culturale e sociale di cui facciamo parte: la società siamo anche noi, anche noi la cultura e la nostra storia e nel piccolo delle nostre imprese, anche noi stiamo contribuendo a scrivere la nostra storia comune e ad arricchire (o impoverire) la nostra comune cultura e a chi mi parla da buonpensante di utopie e difficoltà cito volentieri il testo di una campagna pubblicitaria di qualche anno fa – “Impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo.

 

Impossibile non è un dato di fatto, è un’opinione. Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è uguale per tutti. Impossibile non è per sempre. Niente è impossibile!”

Non è forse proprio nella capacità di “visione” del nostro futuro che ci distinguiamo dagli altri animali, l’essere architetti della nostra vita e non api laboriose programmate al produrre?

 

Non è forse proprio in questo la “cultura”, nel nostro modo di metterci in relazione all’altro ed insieme all’ambiente che ci circonda e di cui facciamo parte?

E non parlo di una concezione di cultura etichettata “a strati”, ma di quella senza livelli, che o c’è o non c’è!”.

 

Quali obiettivi vi proponete?

 

Sicuramente la nostra iniziativa più affascinante a medio e lungo termine è quella di creare un “Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana”, frutto della semplice esperienza che la gente vive solo finché se ne conserva la memoria, luogo fisico (e non) di memoria collettiva della storia del lavoro, della storia di gente comune e non, che ha contribuito e continua a creare il benessere di tutti, della nostra storia: un “museo della gente”, del loro lavoro e della tenacia, dell’ingegnosità e delle loro abilità, delle loro privazioni e degli sfruttamenti ma anche della gioia e della solidarietà.

 

Questa storia esiste invisibile, mai raccolta in musei civici o sacri, ma frammentata nell’intimo della nostra memoria, nel “privato” delle nostre case, di casali ed officine, ricordi che svaniscono – lettere, documenti e foto forse già a stento più comprensibili, vestiti, oggetti di vita quotidiana e arnesi a testimoniare tradizioni e produzioni da tempo scomparse – in cassetti e scatole, vecchie valige e casse che, se mai apriamo è sempre più di rado, dimenticati o quasi, in angoli nascosti: nella polvere di una soffitta o nell'umidità di una cantina ognuno di noi ha sicuramente una sua storia personale e familiare mai ancora raccontata, la cui importanza è inestimabile, che acquista valore “collettivo” nel momento in cui va a riunirsi a quelle di tutti gli altri, posta in un contesto e, di fatto, ciascuno di noi, ogni famiglia, ogni comunità è in possesso di un frammento unico ed insostituibile della storia vissuta del nostro territorio.

Esistono già musei del “lavoro contadino” e di “cultura operaia”, ma si va piuttosto affermando un modello di museo del lavoro e dell’industria, che pone lo sviluppo e l’adozione delle tecnologie su un forte asse storico-sociale, ed esiste un ritrovato interesse per la cura e la divulgazione di questa parte così essenziale del nostro patrimonio culturale di valori e competenze, da riscoprire, documentare e trasmettere: contadini, piccoli artigiani e operai appartengono ad un mondo che abbiamo perso o che stiamo per perdere definitivamente e non è quindi un caso che negli ultimi anni nascano musei spontanei, spesso a livello locale, dedicati al lavoro in tutte le sue manifestazioni, ambiti ed aspetti – l’iniziativa appassionata di Massimo Perugini a Bracciano ne è un chiaro esempio.

 

 

La peculiarità del museo che proponiamo è l’ambizione di voler fondere il “luogo di memoria del lavoro e della produzione” ad una “scuola di arti e mestieri” per le nostre nuove generazioni, integrando così passato, presente e futuro nel modo più naturale, organico e vivo possibile: il concetto di “museo territoriale” potrebbe censire, stimolare e comprendere una rete di iniziative similari sull’intero territorio e uno dei suoi obiettivi sarebbe anche quello di creare sbocchi professionali qualificati e qualificanti per le nostre nuove, giovani e preziose competenze nell’area della conservazione dei beni culturali formatesi presso l’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo, gli atenei della capitale e centri di formazione professionale.

 

Laboris et Honestatis Fructus – Frutto del lavoro e dell’onestà, questo il nome di lavoro del nostro progetto che andrà a svilupparsi in tre fasi: la creazione di un “museo virtuale”, facilmente ospitabile nel nostro sito, la creazione di un museo fisico con ampio contributo multimediale interattivo ed infine un programma di recupero di luoghi e reperti archeologici industriali ancora esistenti sul territorio, anche con la possibilità di sostanziali contributi economici da parte dell’Unione Europea.

 

Opifex TusciaeLa Scuola Territoriale delle Arti e dei Mestieri della Tuscia Romana, abbinata al concetto di museo “distribuito”, la proponiamo come una rete di piccoli centri di formazione decentralizzati nei 90 Comuni del territorio, con un’offerta pratico-teorica, di alternativa per quei giovani che scelgano di indirizzarsi verso il futuro esercizio di una professione, anche in proprio, e di sostegno per chi già eserciti una professione o gestisca un’attività imprenditoriale: l’iniziativa vuole aiutare a far riscoprire i mestieri tradizionali tipici e quelli nuovi oggi esercitati sul territorio, stimolando talento, creatività e spirito imprenditoriale e comprende il mettere in rete molte strutture ed offerte già esistenti, coordinarle, completarle e specializzarle, farle più efficaci e complementari, con sinergie di sistema a vantaggio di tutti, punti culturali di riferimento e di continua crescita.

 

G.V. [Graziarosa Villani]"

 

Leggi delle finalità di questo portale alla pagina di ingresso che a quella iniziale di ciascun sito e dei suoi contenuti sia nella mappa del portale che nelle mappe di ciascun sito.

Leggi della progettualità di UnionTuscia™ al sito Tuscia Romana - Impresa & sviluppo: Tuscia Valley, Il Marketing Territoriale,

Pianeta Tuscia, Tuscia Impresa, Opifex Tusciae, La Scuola Territoriale delle Arti e dei Mestieri della Tuscia Romana™,

Mente Locale, Laboris Et Honestatis Fructus, TerSo Mondo, EcoTuscia, Terre di Tuscia.

 

 

 

 

 

 

 

 

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"Dove è più l'anima sociale?"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Con la Svezia finalmente ad un passo, a Copenhagen si è rotto il manico, tanto la mia valigia di giovane emigrante era strapiena di sogni e di libri: biglietto di sola andata, i vestiti indosso e non una lira in tasca - la più grande ricchezza me la portavo dentro, la mia “cultura”, il senso di identità e di dignità, di misura di me stesso che la mia famiglia e la mia terra avevano saputo darmi, con radici profonde in valori e saperi, sensazioni ed esperienze, senza inutili paure ma solo tanta voglia di vivere e di fare.

 

Niente eguaglierà mai i racconti di nonno davanti al caminetto, la bontà infinita d’una bruschetta, tombole e mostaccioli coi vicini, un paese vivo, ritmi di incudini, canti di lavandaie, morre rumorose all’osteria, mosto che fermenta, acre di colla fresca e zoccoli appena ferrati, profumi di terra, di tufo e di piante, il silenzio odoroso degli orti giù verso gli universi incantati nel luccichio del lago, notti d’estate con una via lattea di lucciole per la strada di Trevignano.

 

Penso proprio di essere stato fortunato io e che i ragazzi d’oggi una ricchezza così se la possano solo sognare purtroppo, così tornando al mio paese, Bracciano, cerco insieme a segni nostalgici di quello che era anche segni di “progresso”, qualcosa che sia meglio di prima, che giustifichi questo andare avanti ad ogni costo senza neppure più sapere dove o perché, ma ci ritrovo solo rovine e una grande abbondanza di cose inutili e posticce, preoccupante quanto la carenza di tutto il resto, la mancanza ormai di un’anima sociale.

Lavoro ce n’è sempre di meno, tra negozi “ora come allora” e negozietti “apri e chiudi” il commercio s’è bloccato a sognare le vacche grasse di tempi passati, gli artigiani veri sono un pallido ricordo che finisce in grandi improvvisate (per non dire puttanate – una volta si diceva così!), la campagna è quasi tutta lottizzata a prime, seconde e terze case, c’è l’ombra di un paese nuovo all’ombra del paese, i pendolari aumentano, i binari pure, ma la stazione è sempre quella e il treno per Roma ci mette più di un’ora oggi come cent’anni fa…

 

Parabole, internet e telefonini ci fanno sapere quasi tutto di quello che succede altrove, fino ai confini del mondo, ma non sappiamo più cosa faccia la gente sull’altra sponda del lago o ai Cimini o nel viterbese o sul litorale, e più che delusione provo rabbia per come in pochi decenni siamo riusciti a recidere nettamente una continuità storica, a dissolvere un tessuto sociale, a dilapidare un patrimonio culturale ed economico costruiti tenacemente per secoli.

Per uscire da questa situazione bisognerebbe riprendere i fili della matassa, riscoprirsi, formulare un piano strategico di sviluppo socio-culturale ed economico-occupazionale ed insieme di valorizzazione e promozione del territorio, occorrerebbero largo consenso e mobilitazione sinergica di cittadini, pubbliche amministrazioni, scuole, centri di studio e di ricerca, imprenditoria organizzata: bisognerebbe reinventarsi un “territorio”!

 

La politica continua ad enfatizzare volentieri apparenze, ingrandendo mediaticamente dettagli senza rilevanza, questo o quel progetto di “sviluppo” di questa o quella zona, quando c’è in gioco la “sopravvivenza” di un intero sistema sociale, il contesto stesso della nostra identità e peculiarità culturale: “amministrare” significa tutelare, valorizzare e promuovere il territorio, mantenere sul posto, attrarre attivamente e legare a se capitali umani ed economici interni ed esterni, capaci di contribuire ad un comune futuro.

Le amministrazioni locali devono trasformarsi da “fornitrici di servizi” a soggetti “imprenditorialmente attivi” nello sviluppo economico e culturale del territorio, partner credibili di quanti siano in grado di generare ricchezza locale, guide affidabili verso una crescita sostenibile sia economica che sociale: economia, sostenibilità e cultura sono semplicemente sinonimi, perché l’una è le altre, e complementari, perché l’una fa esistere le altre – l’ambiente contribuisce altamente a creare una cultura la quale poi tende a proteggerlo e semmai migliorarlo, come l’economia crea cultura che con se porta affari e benessere.

 

Luciano Russo"

 

Leggi di Bracciano nei siti Tuscia Romana - Impresa & sviluppo e Tuscia Romana - Cultura & società, tra l'altro alla pagina

Manca un cuore a questa Bracciano!.

 

 

 

 

 

 

 

 

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10-11-2007 – La Voce del Lago

Mensile di informazione e cultura del Lago di Bracciano, Anno IV, Numero 56, Novembre 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Ancora un successo il Festival dell'Improvvisazione contadina"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Quando l'improvvisazione è cultura"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Per la direzione artistica di Pino Pontuali il borgo di Bracciano è stato teatro di concerti ed eventi nel Festival dell'Improvvisazione Contadina con la riproposizione delle tradizioni culturali in varie salse, musicali e culinarie."

 

"Il Festival dell'Improvvisazione Contadina si è svolto, a Bracciano, con il godimento di quanti vi hanno preso parte.

La manifestazione, anche in questa seconda edizione, è stata promossa e organizzata dal Parco Bracciano-Martignano, con il patrocinio e il contributo economico o di servizi del Comune di Bracciano e della Bracciano Ambiente, della Provincia di Roma e della Regione Lazio.

 

Siamo stati nel passato assai critici verso l'Ente Parco.

Le due presidenze e i relativi consigli direttivi, che si sono succeduti dall'anno 2000, non sono stati all'altezza del ruolo che avrebbero dovuto avere.

La stessa gestione del direttore Anzellotti è stata, e non solo da noi, ritenuta discutibile.

Gli stessi residenti dei Comuni intorno al lago avevano del Parco un'immagine incolore.

Dopo il commissariamento dell'Ente, la successiva nomina del presidente, il rinnovo del consiglio direttivo e la designazione di un nuovo direttore hanno portato aria fresca e maggiore trasparenza.

Certo il Parco appare ancora come un malato soggetto ad una patologia che solo lentamente sembra avviarsi verso la guarigione.

 

Il Festival è stata l'occasione per verificare se questa impressione fosse corretta.

Gli aspetti che descriveremo documentano che c'è stato, rispetto al passato, un apprezzabile cambiamento di rotta e di mentalità.

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La conferenza d'apertura

 

La conferenza d'apertura, nello spazio del chiostro Agostiniani, ha avuto una sobria partecipazione di figure istituzionali.

Abbiamo apprezzato la brevità degli interventi.

Hanno parlato il presidente e il direttore del Parco, il sindaco Giuliano Sala, il responsabile dell'Osservatorio provinciale sui Rifiuti Fabio Musmeci e l'assessore alle Attività Produttive della Provincia di Roma Bruno Manzi.

Questa concisione ha permesso a Pino Pontuali, uno dei due direttori artistici del Festival, di raccontare cosa avremmo visto e ascoltato nel giorno e mezzo della manifestazione.

L'epifania di cantori, come i Tenores Mamujadinu della Sardegna, che avevano già rallegrato l'attesa, e il suono e il canto dei Suonatori alla leggera della Toscana, sono apparsi la concreta offerta e prima esemplificazione delle due parole contenute nel titolo dell'incontro "Tradizione e integrazione culturale".

Le loro esibizioni hanno riempito di sostanza musicale quanto detto dai relatori.

 

Tradizione e identità sono due parole spesso usate in modo improprio.

Rivendicate con orgoglio, dai nativi, esprimono invece la nostalgia per una cosa ormai lontana e forse smarrita.

La stessa integrazione culturale, ma anche quella fisica, sono, nei paesi intorno al lago di Bracciano, accettate solo se non invasive.

Proprio a ribadire quella diversa identità che in effetti, presente nel passato, sembra ormai labile.

Lo stornello come gli altri canti della cultura musicale italiana popolare hanno invece forti radici nella tradizione e sono il frutto della contaminazione dovuta alle migrazioni dei lavoratori stagionali.

Il Festival dell'Improvvisazione Contadina questo vuole mostrare: il tenace e forte legame che l'improvvisazione creativa del cantore o del poeta ha con la tradizione contadina.

Ci riferiamo a "forme di canto breve a sfida, di corteggiamento, a doppio senso" e alle altre, il canto "a stesa" che, senza strumenti musicali, accompagnava il movimento dei falciatori.

Valore da sottolineare è l'essere riusciti a trasformare l'incontro, per necessità di lavoro. tra nativi e migranti in occasione di scambio di testi e, a volte, di melodie.

 

Il seminario "Melasono e melacanto"

 

La mattina dopo in una delle quattordici fraschette, cantina Cavini, Pino Pontuali ci aspettava con il suo organetto di legno di ciliegio.

La sua capacità affabulatrice, intervallata dal suono e canto di pezzi esplicativi, ha intrigato l'attenzione dei presenti.

Anche qui una buona notizia.

Dalle dieci persone iniziali, con il passare dei minuti, la sala si riempita di gente.

Alla fine eravamo cinquanta, con molti rimasti fuori della porta per mancanza di spazio.

Non è stata, anche in questo caso, la solita noiosa conferenza dell'esperto, ma due ore di domande e risposte.

Un accavallarsi di concetti espressi con le parole che trovavano nel suono e canto successivo loro giusto significato.

Alcuni spettatori sono poi divenuti anche essi protagonisti con brevi esibizioni di stornelli improvvisati o di memorie di tenzoni dei poeti a braccio.

lmprovvisamente, a noi cittadini inesperti e incolti, la preoccupazione che ci aveva colto la sera prima per l'uso della parola tradizione scomparsa.

Il racconto con il costante riferimento all'improvvisazione contadina sono sembrati ancora vivi perché presenti nella passione di chi interveniva, non solo ricordando, ma offrendo saggi di questa creatività popolare.

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La scalinata della Collegiata

 

Nello spazio trapezoidale della piazza della Collegiata, seduti per terra sulla cordonata con le spalle il Duomo e la scena delle case sullo sfondo, si e svolta, nel tardo pomeriggio, la rassegna dei gruppi presenti al Festival.

I musicisti con i cantori, e i due poeti a braccio al suono della fisarmonica, nel breve cerchio lasciato a loro disposizione dalle cinquecento e più persone presenti, hanno rapito la nostra e altrui attenzione.

Senza soluzione di continuità. per due ore, suoni, canti, improvvisazione hanno riempito la cavea solo momentaneamente disturbati dal passaggio di tre auto che tenacemente si sono fatte largo tra la folla.

 

Abbiamo ascoltato e applaudito il suono e canto. senza l'ausilio di nessuna amplificazione, così come avveniva nelle feste del passato, di Ronda randagia, Suoni e canti di vecchi braccianti, Bonifica Pontina, Cantori della Sabina, Stornellatori di Camerino, Lu traina', Suonatori alla leggera con una quadriglia finale.

Tutti musicisti venuti da un vicino lontano.

Dalla campagna romana e campana, dall'Umbria, dalle Marche e dalla Toscana.

 

Le quattordici fraschette

 

Chi si e fermato per cenare a Bracciano, sabato e domenica, ha avuto la gradita sorpresa che ai soliti luoghi di ristoro presenti nel paese si erano aggiunti, per l'occasione, altri quattordici spazi denominati "fraschette".

Il cibo e il bere erano accompagnati dal canto degli stornelli e dalla improvvisazione dei poeti a braccio.

Noi abbiamo scelto il giardino Perugini a piazza degli Olmi.

Un giardino privato, aperto al pubblico solo nell'occasione del Festival.

Il muro di cinta, che lo circonda, lo protegge dai rumori e le alte siepi, che lo suddividono in spazi raccolti, lo rendono un luogo di delizie.

Lo spazio deputato per ascoltare la lettura di una novella del Boccaccio o per parlare con gli amici davanti ad un bicchiere di buon vino.

 

I pregi del festival e le zone d'ombra da illuminare

 

Se il Festival ha goduto, nel giorno e mezzo di svolgimento (29 e 30 settembre 2007), la presenza di molti spettatori e buona qualità di artisti, se le fraschette sono state frequentate da parecchie persone, se il pubblico si è interessato e divertito il merito è principalmente delle persone che ne hanno avuto cura: Pino Pontuali e Irvando Sgreccia per la direzione artistica; Massimo Perugini per la ricostruzione storica; Marco Scentoni e Samuela Donati, dell'ufficio comunicazioni del Parco, per il coordinamento e segreteria.

 

Abbiamo acceso la luce dei riflettori sulle cose positive.

Ci sono state anche zone d'ombra: la latitanza dei vigili urbani per disciplinare il traffico; la qualità del cibo, offerto dalle fraschette, da migliorare e indirizzare verso la scelta di piatti tipici del territorio; la scarsa presenza di residenti alla conferenza e al seminario.

Certamente è possibile fare di più e meglio.

Ci aspettiamo, per la terza edizione, che le ombre si trasformino in luce splendente.

 

Corrado Placidi"

 

Leggi di Pino Pontuali e delle sue iniziative nel sito Tuscia Romana - Cultura & società: Le "fraschette" e Le musiche, le danze ed i canti popolari dell'Italia Centrale in Le tradizioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

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"L'anagrafe da forno coi mostaccioli dei Braccianesi"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Gli stampi personalizzati delle famiglie locali: una tradizione riscoperta dall'appassionato Massimo Perugini

 

"Il marketing moderno non arriverebbe a tanto.

Biscotti personalizzati, famiglia per famiglia.

Tutto il contrario della omologazione di oggi con merendine senza genuinità, né storia.

La tradizione locale ed in particolare braccianese, grazie ad un'attenta attività di ricerca condotta         dall'appassionato Massimo Perugini, ci regala invece una pagina splendida di cultura locale, una sorta di anagrafe da forno.

È la tradizione dello stampo del mostacciolo, un preparato di farina e mosto cotto, dolce tipico delle festività natalizie.

 

Ogni famiglia braccianese aveva il proprio stampo.

Le massaie in pratica prima di portare i mostaccioli al forno li personalizzavano con questi stampi.

Un negativo che poi sul biscotto sarebbe risultato in positivo.

Perugini ne ha trovati e catalogati circa una sessantina, tutti di Bracciano.

Fa eccezione uno stampo di Anguillara che raffigura una anguilla appartenuto alla famiglia Tamanti.

Il più antico finora rinvenuto è datato 1793 ed apparteneva alla famiglia Ansuini.

 

Ed una mostra di questi originalissimi oggetti e stata allestita, proprio da Perugini, nel corso dell'ultima edizione del Festival dell'Improvvisazione Contadina organizzato nel borgo ai piedi del maniero Orsini-Odescalchi dal Parco di Bracciano-Martignano.

Una manifestazione azzeccata per riproporre al grande pubblico, una tradizione antica quale quella del mostacciolo personalizzato che, secondo le ricerche fatte, sarebbe strettamente legata al territorio.

 

La forma degli stampi – spiega Perugini – è romboidale.

Lo stampo però poteva essere ad uno, a due, a tre o a quattro figure, sempre romboidali da tagliare una volta che mostacciolo era cotto.

 

Si rifanno per lo più invece alla tradizione cristiana i soggetti raffigurati.

Si va dai pesci, agli uccelli, alle croci fino alle scritte augurali.

Una tradizione che andata via via scomparendo.

L'ultimo artigiano che si ricordi in grado di intagliare uno stampo – dice ancora Perugini - e stato Angelo Pontuali, il padre di Pino l'organettista.

Ad ogni famiglia il proprio disegno.

E si può immaginare il via vai di massaie che teglie in mano, sotto Natale, giravano per il paese verso l'uno o l'altro forno.

E a Bracciano i forni non mancavano.

In via di piazza Padella (non è un errore) c'era il forno di Amedeo Canini già facente capo all'arcipretura.

C'erano poi il forno di Gino Pauselli, quello di Biacio agli scaloni.

 

Ed ancora il forno Starnoni in via degli Olmi, di Argia al Pratoterra, di Rosina Piccioni in via D'annunzio, di Antonelli in via Principe di Napoli e quello tutt'ora esistente dei Coccioni in piazza 1° Maggio.

 

Sembra quasi di sentirne ancora l'odore mentre si passeggia all'ombra del campanile di Santa Maria Novella che suona tutti i quarti d'ora.   

 

Graziarosa Villani"

 

Leggi di Massimo Perugini e delle sue iniziative nel sito Tuscia Romana - Cultura & società: Pinocchio e La cantina degli arnesi in Noi i bambini, Una diversa lezione di storia in Noi i ragazzi, "Per non dimenticare" in Noi la parola, Gli arnesi del mestiere e Gli stampi dei mostaccioli in Le tradizioni e Verso un museo del lavoro e dell'industria in I Musei del Territorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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"Lago sulle rotte dell'Imperial Airways"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"[Massimo] Mondini ricostruisce per i Quaderni della Forum Clodii la gloriosa vicenda dell'idroscalo civile di Bracciano.

Tre anni di ammaraggi e decolli in piena epoca coloniale.

 

Londra-Alessandria d'Egitto, passando per il lago di Bracciano.

Una rotta che ha dell'incredibile.

Ed invece è quanto accadeva tra il 1937 e il 1940 quando il lago di Bracciano fu scelto dall'Imperial Airways come tappa dei voli verso il Continente Nero.

Imponenti velivoli, gli Short Empire Flying Boat, ammaravano sul lago all'altezza di quello che ancor'oggi viene chiamato il molo degli Inglesi, attuale attracco della motonave Sabazia II del Lago di Bracciano.

L'atmosfera quella coloniale.

Anche l'Italia, con la guerra di Etiopia, si proclama impero e anche se guerreggeranno presto su fronti opposti, Roma e Londra si accordano per concedersi reciprocamente degli scali, utili alle politiche coloniali.

L'accordo tra l'Ala Littoria e l'Imperial Airways permetterà all'Italia di servirsi di scali in Inghilterra, nel Sudan anglo-egiziano, a Malta e in Palestina.

L'Italia concede invece le possibilità di fare scalo a Roma, Brindisi e Bracciano.

 

La vicenda e descritta con documenti e testimonianze in "Sulle rotte dell'Imperial Airways – storia breve dell'Idroscalo Civile di Bracciano" scritto da Massimo Mondini, direttore del Museo Storico dell'Aeronautica Militare di Vigna di Valle, per i prestigiosi Quaderni della "Forum Clodii" (è il numero 9).

Un lavoro che evoca scenari da Casablanca con eleganti signore, diplomatici, passeggeri danarosi.

 

ll volo sperimentale su questa rotta avviene il 13 dicembre 1936.

L'idrovolante vola tra Southampton-Marsiglia-Lago di Bracciano-Brindisi-Atene-Creta-Alessandria d'Egitto.

Già due mesi dopo, il 6 febbraio 1937, la rotta diventa ordinaria con due voli settimanali.

 

Se i primi voli attraccano in prossimità dell'hangar Rossi dove allora aveva sede il cantiere "Costruzioni Aeronautiche di Bracciano" di Giuseppe Rossi, l'aerostazione vera e propria, con uno stile tipico dell'architettura di fondazione, nascerà invece dalla parte opposta del lungolago di Bracciano.

Un primo sito non potette essere utilizzato in quando destinato dal Piano regolatore di Bracciano a colonie estive.

L'inaugurazione dell'aerostazione avvenne nel giugno del 1938.

Madrina della cerimonia la moglie del generale Aldo Pellegrini, allora direttore dell'Aviazione Civile Italiana e trasvolatore con Balbo tra Orbetello e Chicago nel 1933.

 

In quegli anni l'attività dell'idroscalo portò a Bracciano la presenza di molte famiglie inglesi al seguito di tecnici e funzionari.

L'idroscalo diede lavoro anche ad una ventina di italiani.

In base agli accordi il motoscafo che conduceva a terra i passeggeri doveva essere di nazionalità italiana.

Il velivolo che impiegava circa cinque giorni per arrivare a destinazione era congegnato in modo tale da garantire maggior comfort possibile.

Cinque gli uomini dell'equipaggio, 24 i passeggeri, spazi articolati su due piani , 4 saloni, del quale uno per fumatori.

Spesso i passeggeri in attesa ripartire coglievano l'occasione per incontrare amici che giungevano da Roma presso l'aerostazione.

Non mancò qualche polemica.

In particolare da Vigna di Valle dove sorgeva l'idroscalo militare si lamentavano frequenti sconfinamenti.

Proteste messe a tacere dall'allora podestà arrivarono anche dai pescatori di Bracciano.

La grossa T, l'ormeggio messo in acqua per indicare la direzione ammaraggio e decollo, dava fastidio alla pesca.

 

La guerra ma soprattutto il declino degli idrovolanti, come era avvenuto in precedenza per i dirigibili, furono tra le cause della fine dell'idroscalo civile di Bracciano.

 

Una pagina che rimane quasi leggenda nella storia locale portata alla ribalta dal lavoro di Mondini.

Un modo diverso di considerare lo specchio d'acqua del lago di Bracciano che invero e venuto in mente di recente anche ad una intraprendente compagnia di volo privata.

L'Aqua Airlines di Salvatore Lauro che collega con idrovolanti alcune città italiane alle isole campane, ma anche pontine e eoliche, aveva qualche anno fa inserito il Lago di Bracciano tra i suoi possibili scali, qualora ce ne fosse stata richiesta.

Un'idea affascinante per muoversi.

Peccato che un volo non costasse meno di ottomila euro.

 

Graziarosa Villani"

 

Leggi di Massimo Mondini e delle sue iniziative nel sito Tuscia Romana - Impresa e sviluppo a Il Comitato Scientifico di UnionTuscia in Questa è l'Unione e nel sito Tuscia Romana - Cultura & società a Associazione "Forum Clodii" di archeologia, storia ed arte nel Braccianese in La cultura siamo noi - Noi le associazioni, a Un piccolo spazio personale, Bracciano – Aeroscalo nazionale, europeo ed intercontinentale e Il travagliato cammino verso un Museo Aeronautico in Vigna di Valle – Culla dell’Aviazione Italiana, luogo di memoria.

 

 

 

 

 

 

 

 

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10-12-2002 – La Voce del Lago

Mensile di informazione e cultura del Lago di Bracciano, Numero 10, Dicembre 2002

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Massimo Perugini custode di una Bracciano d'altri tempi"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Nella sua cantina in via dell’Arazzaria dove raccoglie utensili di artigiani e contadini rivive una cultura “materiale” spesso dimenticata dai libri di storia

 

In una società come la nostra, così avvezza “all’usa e getta” di un’immensa mole di oggetti, in una spirale di bramosia seguita compulsivamente dal rifiuto-scarto dei medesimi, la figura di Massimo Perugini, braccianese doc, costituisce senz’altro una rarità.

 

Affascinato fin da bambino dal lavoro degli artigiani e dei contadini che osservava mentre erano intenti alle loro opere, divenuto adulto ha trasformato tutto ciò in passione da collezionista ricercando e acquisendo tutti i bellissimi oggetti adoperati fino a 30-40 anni fa per arare, seminare, dissodare, fare botti, pulire camini, insomma per svolgere tutte le attività dell'uomo.

 

Quella che Massimo Perugini ci mostra nel suo bel “basso” ubicato in via dell’Arazzaria una delle quattrocentesche vie del centro storico di Bracciano, è una raccolta iniziata 25 anni fa frugando nelle cantine di parenti, amici e compaesani e spintosi poi fin sui mercati specialistici, portata avanti con impegno e passione fino a mettere insieme una collezione di migliaia di pezzi, alcuni dei quali acquistati sui mercati italiani e stranieri.

“Purtroppo ho iniziato tardi – ci confida Perugini – perché venticinque anni fa la maggior parte di questi utensili era già stata distrutta!”.

 

Guardando i pannelli tematici che raccolgono gli attrezzi di arrotini, bottai, spazzacamini e persino veterinari, ci fa una gran pena pensare che altri bellissimi oggetti come questi, testimonianza del lavoro e della cultura “materiale” dei nostri padri, inesorabilmente gettati nelle discariche.

 

Essi dipanano una tale magia che ci sentiamo per qualche attimo ritornare bambini, affascinati da quelle strane forme che ci fanno rivivere in un lampo atmosfere dimenticate, sepolte nella nostra memoria e che di colpo ci tornano di fronte agli occhi, vive e splendenti in tutta la loro bellezza: metalli luccicanti, marmi, legni, terrecotte, vimini, vetri; tutti materiali naturali oggi soppiantati dall’imperante dominio della plastica.

Alcuni oggetti forse li abbiamo ammirati nei quadri dei Macchiaioli, altri sembrano appartenere a regni fiabeschi come il curioso sacco a doppio triangolo che i contadini si ponevano su una spalla per estrarne la semente che via via, procedendo sui solchi arati, spargevano sul terreno.

E poi gioghi per buoi, erpici, roncole, ceste, vasi, aratri in un susseguirsi di incantesimi.

 

Alcuni di questi oggetti sono molti antichi e hanno forme classiche, fedelmente riprodotte nei millenni sul modello romano e addirittura etrusco, per la perfezione raggiunta già nell’antichità ai fini dello scopo perseguito.
Ma ci sono anche oggetti “riciclati” nel Dopoguerra quali un elmetto metallico utilizzato come imbuto, una grossa scatola per pelati trasformata in un complicato attrezzo per il camino.

 

Possiamo ben dire di aver incontrato non soltanto un personaggio di Bracciano ma una persona alla quale dobbiamo dire grazie per aver preservato qualcosa del nostro passato, della sua cultura “materiale” spesso dimenticata dai nostri libri di storia.


Per questo ci auguriamo, nell’interesse di tutta la cittadinanza che anche a Bracciano si possa organizzare nella cornice adeguata una mostra di questi splendidi oggetti degna di quella svoltasi a Sutri nella primavera scorsa con la partecipazione di Massimo Perugini con il titolo “Orme del Passato” e che ha riscosso un grandissimo successo di pubblico.


Marisa Loreti"

 

Leggi di Massimo Perugini e delle sue iniziative nel sito Tuscia Romana - Cultura & società: Pinocchio e La cantina degli arnesi in Noi i bambini, Una diversa lezione di storia in Noi i ragazzi, "Per non dimenticare" in Noi la parola, Gli arnesi del mestiere, Gli stampi dei mostaccioli e Le fraschette in Le tradizioni e Verso un museo del lavoro e dell'industria in I Musei del Territorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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